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Gas, Giovannini: «Stop agli speculatori. Aiuti a famiglie e aziende»

Il ministro: «Nel mirino i comportamenti non corretti, serve il tetto al prezzo del gas»

Gas, Giovannini, «Fermeremo gli speculatori. Aiuti a famiglie e aziende»
di Umberto Mancini
5 Minuti di Lettura
Lunedì 20 Giugno 2022, 00:51 - Ultimo aggiornamento: 14:45

«I ministeri competenti stanno già valutando eventuali comportamenti speculativi sul fronte dei prezzi, ma a mio parere l’unica strada percorribile per frenare gli aumenti è quella indicata dal premier, ovvero fissare un tetto al prezzo del gas. In questo modo si eviterebbero fluttuazioni speculative e si darebbe un segnale chiaro al mercato». Va subito al punto Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, che tuttavia segnala che il tema del caro energia non è di sua stretta competenza. «Posso dirle che gli uffici di vari dicasteri stanno attentamente valutando la situazione e agiranno di conseguenza. Aggiungo che questo governo continuerà a sostenere, come ha fatto in questi mesi, imprese e famiglie, in particolare chi è più in difficoltà. Le decisioni sul prelievo a carico degli extraprofitti del resto vanno in questa direzione, così come il taglio delle accise. Valuteremo a breve se occorrerà intervenire ancora».  

Quale potrebbe essere una possibile soluzione della crisi?
«La soluzione è una sola: la fine della guerra tra Russia e Ucraina. Solo una pace duratura - e la diplomazia italiana è al lavoro per raggiungere al più presto questo obiettivo - può fermare l’incertezza, riportare la calma sui mercati ed evitare fiammate speculative».

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In attesa di una svolta, state accelerando sul fronte della mobilità sostenibile, delle semplificazioni. Sono stati varati in poco più di un anno una serie di norme come mai accaduto in passato.
«Il decreto legge Semplificazioni dell’anno scorso, il decreto Infrastrutture e mobilità di settembre, la legge di Bilancio e l’ultimo decreto approvato nei giorni scorsi hanno cambiato, in poco più di un anno, il quadro degli investimenti infrastrutturali del Paese e realizzato varie riforme del Pnrr in anticipo sui tempi concordati con l’Ue. Abbiamo ridotto i tempi delle autorizzazioni, tagliato quelli per la Valutazione dell’Impatto Ambientale, sfoltito le procedure per gli investimenti idrici, portuali, ferroviari, con risultati molto apprezzati dagli operatori».

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Entriamo nel dettaglio.
«Il via libera alla diga foranea di Genova, una delle opere più importanti del Pnrr, è arrivato in 9 mesi contro i 4-5 anni che occorrevano in passato. Investiamo oltre 4 miliardi per il potenziamento delle infrastrutture idriche dopo anni di disattenzione per questo tema fondamentale, come vediamo in questi giorni. A Venezia, dopo la chiusura del canale della Giudecca, sono già operativi i nuovi approdi a Marghera e a Chioggia per accogliere le grandi navi. Gli investimenti per l’ammodernamento e l’elettrificazione dei porti stanno procedendo nei tempi previsti. L’approvazione della legge delega per il nuovo codice degli appalti. Insomma, i fatti e il rispetto delle scadenze dimostrano la serietà della nostra azione».  

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La legge di bilancio 2022 vi assegna 36 miliardi di investimenti da realizzare più i 61 miliardi del Pnrr, ce la farete a impiegarli tutti in tempo?
«Siamo determinati a farlo. Ci sono i fondi per le metropolitane, le nuove tratte di Alta velocità sul versante Adriatico, lo sviluppo della rete ferroviaria regionale, specialmente al Sud, rinnovare i treni dei pendolari e gli autobus, migliorare le interconnessioni con porti, aeroporti e centri logistici. I decreti attuativi sono già stati firmati. Abbiamo poi stanziato 10 miliardi per fronteggiare il caro materiali e consentire la pubblicazione dei bandi di gara per le opere Pnrr, cosa che sta accadendo in queste settimane».
Ci sono però anche tanti problemi aperti. Penso alla situazione della A24-A25, l’autostrada tra Lazio e Abruzzo, che va manutenuta, al fratino rosso, l’uccello che blocca da 22 anni lo sviluppo della linea ferroviaria Adriatica.

Come se ne esce?
«Quanto all’A24-A25, al centro di una lunga vertenza, il governo ha bloccato le tariffe per tutto il 2022 a tutela degli utenti, e stiamo affrontando la questione della concessione. Ma è evidente che, sul tema delle concessioni autostradali in generale, dobbiamo capire come procedere, visto che occorrono ingenti investimenti per far fronte ai costi di manutenzione di opere vetuste, per renderle digitali e più ecologiche, evitando che tutto questo si scarichi sugli utenti. Mesi fa abbiamo avviato una commissione di esperti al riguardo ed è stata creata una sorta di “Anas 2” per gestire le autostrade nel caso in cui alcune concessioni si interrompano».

E il fratino rosso?
«Bisogna conciliare più interessi: la tutela del paesaggio, la lotta contro la crisi climatica, la transizione ecologica, la mobilità sostenibile. Perché, ad esempio, solo se verranno realizzate alcune opere, penso alle ferrovie, potremmo ridurre le emissioni climalteranti e quindi evitare danni ulteriori al paesaggio e all’ambiente. Bisogna farlo ora, privilegiando la rotaia agli spostamenti su gomma. Per le grandi opere ferroviarie (come la linea Roma-Pescara e l’Adriatica) abbiamo rimesso al centro del processo il “dibattito pubblico” con le comunità locali allo scopo di condividere le scelte. Un fatto non scontato e che innova profondamente rispetto al passato. Le comunità locali devono essere coinvolte nei grandi investimenti, solo così si possono realizzare infrastrutture sostenibili nei tempi previsti. E così faremo anche per l’Adriatica, per l’ammodernamento della quale abbiamo stanziato 5 miliardi. Insomma, stiamo operando ad ampio spettro, con una visione sistemica. Non è un caso che Bruxelles abbia valutato il nostro piano ferroviario Pnrr il migliore nell’Unione e che abbia concesso all’Italia, caso unico, una seconda direttrice della rete europea Ten-t, proprio la linea Adriatica, per il cui sviluppo potremo usare fondi Ue».

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