Coronavirus, ​l'imprenditore: «Mascherine, costi esorbitanti​ e procedura complessa: tutto questo ci rallenta»

Giovedì 26 Marzo 2020 di Rosario Dimito
​L'imprenditore: «Mascherine, costi esorbitanti​ e procedura complessa: tutto questo ci rallenta»

Per ottenere le certificazioni Ce, secondo le norme tecniche della Ue dette Uni, servono tra i 5 e i 7 mila euro. Una piccola azienda come la nostra che da due settimane è bloccata per il Dpcm e si è vista bloccare gli ordini futuri, una cifra del genere è di per sè un primo ostacolo». Luigi Ariemma, commercialista di Bari, è il project manager della Next, azienda di Casamassima (Bari) di proprietà di Giovanni De Filippis. La Next produce camicie per uomo e donna per noti marchi italiani come Bogi e il gruppo Malloni: per fare mascherine può utilizzare il cotone e il "tessuto non tessuto" che abitualmente impiega per colli e polsi delle camicie.

L’imprenditore barese, il cui gruppo dà lavoro a 10 dipendenti più una decina di façonnisti, con ricavi superiori a 1,5 milioni, ha deciso di riconvertirsi, per «dare il suo contributo agli italiani e tenere aperta l’attività garantendo i posti di lavoro». L’iter burocratico dei due prototipi di mascherine - entrambi riutilizzabili di cui una con filtro intercambiabile come dispositivo di protezione individuale - è partito il 18 marzo.

«Abbiamo inviato l’autocertificazione all’Istituto superiore di sanità - prosegue Ariemma - e contestualmente sono stati consegnati 35 pezzi-campione al laboratorio di riferimento che è Abich di Viterbo. Ora è necessario autofinanziarsi come dicevo prima, tirando fuori quella somma. Poi l’Istituto superiore di sanità, ricevuta la giusta documentazione, entro 3 giorni, dovrà provvedere a ratificare le autorizzazioni. Stamane (giovedì 26) abbiamo ricevuto la mail con i risultati relativi al primo dei sei test necessari: la non citossicità, cioè la conferma che il nostro tessuto non irrita la pelle. Seguiranno i test per validare il livello di filtraggio delle mascherine medesime con conseguente attribuzione delle seguenti diciture: FFP1 o 2 o 3 oppure NR95 che sono sigle rappresentative dei diversi livelli della capacità di filtraggio delle particelle o goccioline». Il completamento di tutti i test richiede minimo una settimana per testare le caratteristiche prima di attribuire il marchio CE.

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«C’è una incongruenza normativa» - aggiunge il project manager - chi parte da zero come Next non riuscirà mai, nei tre giorni successivi alla Pec con cui ha autocertificato la produzione, ad allegare tutta la documentazione, il laboratorio impiega almeno due giorni ad eseguire il test citotossicità. Chi ha concepito questo percorso avrebbe dovuto tenerne conto e a questo punto correre ai ripari. Anche questo oltre ai soldi, è un un ostacolo che rallenta la buona volontà degli imprenditori». C’è dell’altro.

«Per reperire i laboratori, il piccolo imprenditore come De Filippis fa fatica ad accedere ad un elenco di laboratori autorizzate a queste certificazioni». Dopo aver superato questi ostacoli, l’Istituto superiore di sanità ha tre giorni per accendere la luce verde. «Noi spediremo tutte le carte entro mercoledì 1 aprile, si dovrebbe inviare tutto il dossier e la scheda delle mascherine e ci auguriamo di poter essere autorizzati per Pasqua». Dalle certificazioni ottenute, Next potrà vendere le mascherine agli operatori sanitari e/o ai lavoratori delle aziende. «Abbiamo compilato il form del Ministero dell’innovazione tecnologica che di fatto sta costruendo un datebase di tutte le aziende in grado d rifornire di dispositivi medici e di protezione individuali, in pratica viene individuata l’offerta» conclude Ariemma.

Ultimo aggiornamento: 27 Marzo, 08:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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