Def bocciato, duello nel governo
Altolà sui conti di Bankitalia e Upb

Martedì 9 Ottobre 2018 di Andrea Bassi
Di Maio e Salvini

Nel giorno in cui il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, va in parlamento a spiegare le cifre inserite nel documento di economia e finanza, lo spread finisce sulle montagne russe. Prima si impenna, fino a sfiorare i 315 punti, un livello che non toccava da quattro anni. Poi nel finale ripiega a 292 punti. Luigi Di Maio e Matteo Salvini, dopo il vertice con il premier Giuseppe Conte, avvisano però, che il governo tirerà dritto. «La manovra», dicono all'unisono, «non cambia». «Stiamo limando e migliorando» chiosa il leader leghista. La giornata è di quelle che lasciano il segno. Inizia con le stime del Fondo monetario per il prossimo anno, riviste al ribasso all'1% per le incertezze politiche. Ma per raccontarla conviene iniziare dalla fine, dall'audizione dell'Ufficio parlamentare di Bilancio che, per bocca del suo presidente Giuseppe Pisauro, consegna al governo la prima «bocciatura» ufficiale del Def.

L'Upb, infatti, fa parte della procedura europea di validazione dei conti. E i conti del governo, sentenzia Pisauro, non tornano. Le stime di crescita, con un Pil all'1,5% il prossimo anno, sono troppo generose. Quelle sul deficit troppo caute. Gli scostamenti dagli obiettivi europei sono «significativi». La manovra, secondo l'Upb, deve cambiare. Il governo a questo punto ha davanti due strade: adeguarsi alle richieste di Pisauro, oppure rimandare Tria in Parlamento a confermare il proprio impianto facendosi approvare le stime dalla maggioranza assoluta dei parlamentari.

LA PROSPETTIVA
Cosa succederà? Si andrà avanti. Già oggi Tria tornerà in Parlamento per rispondere all'Upb. Anche se ieri il ministro delle Politiche Comunitarie, Paolo Savona, parlando a Porta a Porta, ha ammesso che se lo spread fugge di mano «la manovra dovrà cambiare». Un concetto espresso anche da Tria nella sua audizione alla Camera, La manovra, ha detto il ministro, deve essere «coraggiosa» ma non «impavida o irresponsabile». Se le misure non dovessero funzionare come previsto, insomma, potrebbero essere modificate o sospese. «Sono misure sperimentali», ha detto Tria. Sempre che si riesca a farle partire. Su questo il tema spread è fondamentale. Come hanno fatto notare Renato Brunetta e Luigi Marattin, il def è stato costruito con un'ipotesi di differenziale di 240 punti. L'Upb ha osservato che già così, c'è un costo aggiuntivo di 17 miliardi in tre anni per gli interessi. Ieri lo spread ha chiuso a ridosso dei 300 punti. Se si stabilizza a questo livello, o oltre, mangia risorse alle misure del governo.

Anche per questo ieri Savona ha chiesto di nuovo che Mario Draghi, tramite la Bce, compri debito italiano per calmierare il differenziale. Matteo Salvini, invece, ha fatto riferimento alla mobilitazione del risparmio degli italiani, oggi investito anche in titoli stranieri. I toni della giornata insomma, sono stati alti. Bankitalia ha fatto notare al governo che con le nuove stime il debito pubblico, invece di dieci anni, ci metterebbe 18 anni a calare sotto il 100%. E che gli effetti delle misure ipotizzate sarebbero «modesti». Poi ha sottolineato come non c'è nessuna correlazione tra la disoccupazione giovanile e l'aumento dell'età di pensionamento. Una dichiarazione che ha mandato su tutte le furie il ministro del lavoro Luigi Di Maio.

«Se Bankitalia vuole un governo che non tocca la Fornero», ha detto Di Maio, «la prossima volta si presenti alle elezioni con questo programma». Gli ha dato man forte Alessandro Di Battista, chiedendo una urgente modifica della governance della banca centrale. La voce di via Nazionale, tuttavia, non è isolata. La Corte dei conti ha bollato le stime come «ottimistiche», e ha espresso preoccupazioni sul «calo del debito», oltre a contestare aspramente le ipotesi di condono fiscale allo studio. È dovuto intervenire il premier Giuseppe Conte su quest'ultimo punto, definendo gli allarmi «ingiustificati». Ma il Movimento Cinque Stelle ha chiesto il rinvio dell'approvazione oggi in consiglio dei ministri del provvedimento di pace fiscale. Anche l'Istat ha giudicato le prospettive di breve periodo per l'economia italiana «non favorevoli». E proprio Di Maio in serata attacca: «Furono Pietro Grasso e Laura Boldrini nell'aprile 2014, durante il governo Renzi, a nominare i vertici Ubp».

Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre, 12:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA