Slitta il decreto fiscale, dubbi sulla “pace”. Investimenti, summit con i colossi pubblici

Mercoledì 10 Ottobre 2018 di Luca Cifoni
Slitta il decreto fiscale. Il Consiglio dei ministri avrebbe dovuto esaminare questo pomeriggio il provvedimento d'urgenza che contiene alcuni provvedimenti-chiave della manovra, in particolare quelli della cosiddetta pace fiscale. Ma nella serata di ieri, prima del vertice di maggioranza, si sono fatti sentire i malumori del Movimento Cinque Stelle. Se ne dovrebbe riparlare la settimana prossima.

LA ROTTAMAZIONE
I problemi posti dai pentastellati riguardano alcuni temi per loro rilevanti, come la sanità e il fondo per i risarcimenti ai clienti delle banche fallite. Ma si concentrano soprattutto sulle varie sanatorie a cui sta lavorando la Lega. Si tratta di una serie di operazioni diverse tra loro, per quanto collegate. Da una parte c'è la nuova edizione della rottamazione della cartelle, con l'azzeramento di sanzioni e interessi e l'ulteriore vantaggio di una rateazione più lunga. Poi l'operazione più sostanziale (e a rischio di essere classificata come condono), perché permette ai potenziali interessati di risparmiare una parte delle imposte dovute e non versate. Sui redditi emersi per questa via sarebbe dovuta un'imposta sostitutiva del 15 per cento. Infine il quadro è completato dalla procedura di definizione delle liti, con sconto a beneficio del contribuente in caso di giudizio parziale a lui favorevole.

L'altro giorno lo stesso Matteo Salvini a proposito dell'operazione sulle imposte non versate aveva riparlato di una soglia di ammissione pari a 500 mila euro di debito. Proprio questo è uno dei punti di attrito con il M5S, che ipotizza un importo più basso. L'altro nodo ugualmente delicato riguarda la platea: proprio per evitare che la pace fiscale venga interpretata come un condono, andrebbero ammessi solo coloro che non hanno nascosto i propri redditi al fisco, ma semplicemente hanno omesso il pagamento a causa di difficoltà finanziarie o comunque dell'esigenza di privilegiare altri impegni (come le retribuzioni dei dipendenti). In questo modo c'è però il rischio di ridurre significativamente il gettito atteso. E a proposito di gettito, andranno probabilmente valutati con attenzione anche gli effetti di riduzione delle entrate ordinarie che deriverebbero dalle sanatorie: tema accennato nella relazione tecnica della bozza di decreto circolata in questi giorni (ma rinnegata da vari esponenti della Lega).
Un altro capitolo decisivo della legge di Bilancio è quello degli investimenti. Ne ha parlato in audizione il ministro dell'Economia Tria ricordando che il livello di spesa dovrebbe aumentare nel prossimo triennio grazie ai 15 miliardi aggiuntivi previsti dal governo ma anche dagli ulteriori 6 già previsti a legislazione vigente. Ma ne ha parlato anche il presidente del Consiglio Conte annunciando per oggi - proprio nell'ambito della cabina di regia degli investimenti che ha sede a Palazzo Chigi - un incontro con i vertici delle principali società pubbliche italiane: Eni, Enel, Ferrovie, Fincantieri, Terna, Leonardo, Cassa Depositi e Prestiti.

LA STRATEGIA
Una mossa che rientra nella strategia dell'esecutivo: l'obiettivo è affiancare alla spesa in conto capitale inserita nel Bilancio dello Stato l'impegno finanziario dei colossi pubblici, per generare una massa critica in grado di invertire la tendenza e mobilitare anche risorse private.
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