Le geniali pioniere della musica elettronica, un film riporta alla luce le donne della leggenda

Venerdì 30 Aprile 2021 di Franca Giansoldati
Le geniali pioniere della musica elettronica, un film riporta alla luce le donne della leggenda

Contrariamente a quello che si è sempre saputo la musica elettronica nata negli anni Trenta ma divenuta popolarissima a partire dagli anni Sessanta ha tra le sue principali inventrici proprio delle donne. Per esempio Clara Rockmore, una leggenda, tanto da rifiutare di esibirsi nella colonna sonora di un film di Hitchcock perchè voleva che il suo strumento fosse apprezzato e non trattato come una novità. Lei è una delle pioniere che sono state riportate all'onore dei riflettori grazie ad un documentario intitolato Sister With Transistors diretto da Lisa Rovner.

L'opera svela l'identità di tutte le protagoniste dimenticate della storia della musica elettronica: Clara Rockmore, Daphne Oram, Bebe Barron, Pauline Oliveros, Delia Derbyshire, Maryanne Amacher, Eliane Radigue, Suzanne Ciani e Laurie Spiegel. Donne geniali e all’avanguardia che hanno sperimentato vie creative senza paure finendo per fare la storia della musica. Per esempio Laurie Spiegel, apprezzata autrice di musica ambient che annotava: «Noi donne siamo state particolarmente attratte dalla musica elettronica in un momento storico in cui la possibilità di comporre per una donna era già di per sé un’idea controversa. L’elettronica ci ha permesso di fare musica che potesse essere ascoltata da altre persone senza necessariamente essere prese sul serio dall’establishment dominato dai maschi».

Il film sarà presentato in anteprima italiana dal 61° Festival dei Popoli.

Una altra leggenda è Daphne Oram, cofondatrice del BBC Radiophonic Workshop, antesignana nel fare musica dal nastro e sviluppando un suo metodo compositivo, Oramics. Diceva: «Non dobbiamo cadere nella trappola di cercare di nominare un uomo come "inventore" della musica elettronica. Come per la maggior parte delle invenzioni, scopriremo che molte menti erano quasi simultaneamente eccitate nel visualizzare possibilità di vasta portata».

E ancora Wendy Carlos che nel 1969 parlava con entusiasmo del suo sintetizzatore modulare a una rete televisiva francese; oppure Pauline Oliveros, altra punta di diamante, che nel 1932 e apertamente gay fin dall'inizio della sua carriera, chiedeva all'ascoltatore di passare del tempo a concentrarsi sulle profondità e sugli strati del suono, un concetto che la Oliveros ha sviluppato nella sua carriera, registrando in cattedrali e grotte.

La tecnologia per certi versi è stata liberatoria facendo esplodere le strutture di potere. Le giovani donne che popolano il film danno peso a questa affermazione - dalla produttrice Marta Salogni (Björk/the xx) che si occupa del sound design, ad artisti come Ramona Gonzalez (AKA Nite Jewel) e Holly Herndon che forniscono voci fuori campo.

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