Tagli alla disabilità, la rivolta delle mamme lavoratrici: «Se passa questa riforma per noi è finita»

Lunedì 21 Dicembre 2020 di Rosalba Emiliozzi
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Le discussione online di genitori e insegnanti sulla piattaforma Ciis. Tagli alla disabilità, la rivolta delle mamme: «Se passa questa riforma è finita»

Silvia, Claudia, Daniela, Ida. Un’infermiera, un’impiegata, un’architetta, un’avvocatessa. Ma soprattutto quattro mamme di ragazzi con disabilità, in prima linea nella battaglia contro i tagli al sostegno. «Se passa questa riforma è finita, i nostri figli possono rimanere a casa, la scuola per loro non serve più» dice Claudia Frezza, mamma abruzzese di una studentessa di 15 anni con sindrome di Down. Una degli oltre 250 mila alunni disabili  che contestano «i tagli nella bozza di Finanziaria e la prospettiva dell’esclusione della famiglia nel processo decisionale del percorso scolastico», dicono.

«Vogliono sostituire l’insegnante di sostegno con l’assistente educativo. Non solo, vogliono assegnare le ore di sostegno e di assistenza basandosi su un range che misura il "grado di difficoltà”, detto “debito di funzionamento", senza tenere conto delle capacità e delle potenzialità dei nostri figli - dice Ida, avvocato di Roma, mamma di una ragazza con sindrome di Down di 17 anni - Mia figlia frequenta il liceo artistico e si trova bene, ma so di scuole dove il sostegno è stato affidato a personale privo di competenze,  un insegnante di ginnastica o di musica e addirittura un cuoco in un istituto alberghiero». Va anche aggiunto che «molto spesso i docenti di materia delegano tutto al solo insegnante di sostegno e non si fanno carico dell’alunno con disabilità che è uno dei loro alunni, esattamente come gli altri» prosegue Claudia. E a Ida, così come è successo a Claudia, è toccato ricorrere al Tar per vedere assegnato - con sentenza - un insegnante di sostegno specializzato.

 

«Con questa riforma ci vogliono tappare la bocca» sbotta Ida, amministratore del gruppo Facebook, con 7.000 iscritti, “Non c’è Pei senza condivisione”, dove sta montando in queste ore la rivolta contro i cambiamenti che la Finanziaria sta cercando di introdurre nella scuola pubblica. Ieri è partita la “guerra” delle condivisioni: centinaia di post con manifesto e logo hanno invaso i social. Una sequenza di «No» contro i «risparmi» sulla disabilità. Si parla di «180 milioni annui».

Da Milano l’architetta Daniela Meroni, mamma di un ragazzo di 14 anni con disabilità gravissima da quando aveva sei mesi, è durissima: «Mio figlio non è una tabella, non posso accettare che resti senza le necessarie risorse per il sostegno. E' non vedente e non cammina, da solo non può stare, né voglio che finite le ore di sostegno venga messo in una stanza a battere le manine. A me non interessa come vengono gestite le cattedre, bensì il progetto educativo e la centralità dell’alunno. Se mio figlio ha diritto a 40 ore, la scuola lo deve mettere nelle condizioni di poter frequentare tutte le ore di lezione con gli insegnanti necessari». E con un programma di studio adeguato, non come alle elementari, quando nel Pei (Piano educativo individualizzato) «per mio figlio avevano previsto massaggi e canzoni del neonato». Meroni fece valere le proprie ragioni  e quel Pei venne cambiato. Oggi il figlio frequenta la terza media e sta avendo difficoltà nel trovare una scuola superiore che lo accetti. «Un liceo socio pedagogico mi ha già detto che non riesce a prenderlo perché è grave e ha già altri casi - dice la mamma – Il fatto è che con questi continui tagli e con la scarsità di mezzi messi a disposizione, si rende impossibile approntare un adeguato progetto di studi».

 

Da Desio, in provincia di Monza, l’infermiera Silvia Biella, è più agguerrita che mai. «Siamo arrabbiati. Al centro ci deve essere il diritto allo studio, non la carenza di insegnanti della scuola italiana. Oggi è il Glo, gruppo di lavoro operativo, valuta il tipo di intervento da fare per il ragazzo e stabilisce le ore di sostegno e quindi la sua inclusione nella classe. In base alla relazione tecnica che accompagna la finanziaria, invece, le ore saranno definite sulla base di un pacchetto standard, che non tiene conto delle reali necessità dell’alunno, ma che tende a fissare dei tetti massimi e, di fatto, a ridurre le risorse. Chi deciderà alla fine queste ore? Forse il dirigente o forse solamente il Mef. E se non bastano le ore, che cosa faccio? Tengo a casa mio figlio?». Silvia è mamma di un ragazzo con autismo di 15 anni. «Alle elementari le ore non bastavano e, allora, la dirigente scolastica mi disse di tenerlo a casa» racconta. Per affermare i suoi diritti nel 2012, Silvia ha organizzato un ricorso collettivo nazionale con altre mille famiglie, per «causa antidiscriminatoria - spiega - Abbiamo vinto e mio figlio è passato da 15 a 24 ore di sostegno». Un risultato che ha permesso al suo ragazzo di crescere e di migliorare, tanto che ora frequenta una scuola tecnica superiore di falegnameria, che lui ha scelto e che è in linea con le due aspirazioni. Eccelle in matematica, ha una bella vena creativa e molta manualità.

I cambiamenti previsti in Finanziaria - non ancora votati - assegnano le ore all’alunno disabile in base al grado di difficoltà (sono state rese note le bozze di tabelle stilate con i rispettivi range) riscontrata dal Glo (gruppo di lavoro operativo) e non più - dicono i genitori - in base alle reali esigenze, alle capacità e alle potenzialità dello studente. «Il Ministero intenderebbe far funzionare il Glo, che elabora il Pei dell’alunno con disabilità, in un organo collegiale, in cui si vota per alzata di mano e il voto del dirigente, in caso di parità, vale il doppio. Con questa impostazione, però, la famiglia sarà sempre in minoranza la famiglia, i genitori non avranno più voce in capitolo, non potranno più dare indicazioni per le scelte riguardanti l’istruzione e l’educazione dei propri figli. In sede di Glo si potrà persino ridurre l’orario scolastico. Ai genitori, in caso di disaccordo, non resterebbe che rivolgersi all’autorità giudiziaria - spiega la professoressa Evelina Chiocca, insegnante di sostegno e componente del direttivo del Ciis, Coordinamento italiano insegnanti di sostegno – E che dire poi dell’insistenza sugli aspetti diagnostici? Alla scuola sono necessarie le informazioni riguardanti le capacità e le potenzialità dell’alunno, non le sue difficoltà. La disabilità non è una malattia». «A mio parere, nella Legge di bilancio e nella nuova impostazione che si intende introdurre con il modello di Pei – conclude Chiocca - non c’è più l’idea di persona. Resta solo la dimensione di disabilità».

Quanto ai ragazzi, le loro storie sono diverse, tutte con percorsi irti, ma di grande valore sociale. La figlia di Claudia Frezza è diventata un esempio di inclusione in Italia con la classe rientrata, a turno, a scuola per fare lezione insieme alle superiori “Saffo” di Roseto, dove era l’unica alunna a frequentare. La figlia di Ida, una ragazzina dall’alto potenziale artistico, ha scritto una canzone “Speciale”, poi musicata: il video, realizzato con la collaborazione della classe, è pubblicata su Youtube. E un suo autoritratto è folgorante.

 

Il figlio di Daniela Meroni ha trovato un liceo a Milano che gli permetterà di proseguire il percorso di studi, attuando quel processo di inclusione indispensabile per la sua crescita. Il figlio di Silvia Biella, piuttosto schivo in classe, con la Dad ha migliorato i rapporti con i suoi compagni. Presto riprenderà il treno per tornare a scuola a gennaio.

«Queste conquiste sono state possibili grazie ad una sinergica collaborazione scuola-famiglia, basata sulla condivisione e su un percorso pianificato congiuntamente in sede di Glo da parte di tutti i componenti: docenti, genitori e specialisti dell’Asl - spiega Chiocca -  Ma tutto ciò, domani, non sarà più possibile, perché la collaborazione non sarà più richiesta e la condivisione sarà sostituita da una votazione: sarà un’alzata di mano a decidere il futuro di molti alunni con disabilità e a stabilire le risorse che la scuola metterà in campo. E per questi alunni, per i quali il processo di inclusione è iniziato oltre 40 anni fa e che in questi anni, faticosamente, aveva raggiunto importanti traguardi, inizierà un percorso molto più orientato all’esclusione».

Per questo il gruppo di mamme si sta facendo portavoce, affinché «siano garantiti i diritti costituzionali di tutti gli alunni con disabilità» e, per questo, chiedono che «siano garantite le ore effettivamente necessarie a ciascun alunno, e non una indicazione standard», chiedono anche che il nuovo modello di Pei, così come la trasformazione del Glo in organo collegiale, «venga cancellato e che sia ripristinata la condizione di collaborazione di condivisione che, seppur talora faticosa, garantisce la piena partecipazione e la tutela dei diritti dei nostri figli».

 

Ultimo aggiornamento: 23 Dicembre, 08:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA