Sanità, ricerca sugli animali: sempre più cani e macachi usati come cavie

Lunedì 4 Febbraio 2019
Più cani e più macachi: nonostante sia diminuito nel 2017 il numero di animali usati per la sperimentazione scientifica (da 611.707 a 580.073)  fra le specie aumenta l'uso di cani a 639 nel 2017 (486 inclusi i riutilizzi nel 2016), ma anche di conigli, furetti, maiali, bovini, pesci e cefalopodi con un'impennata nel ricorso ai macachi, arrivati a 548 (nel 2015 erano 224, raddoppiati a 454 nel 2016)
Sono questi i  numeri relativi all'utilizzo di animali a fini scientifici per l'anno 2017 del ministero della Salute pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale. Numeri che la Lega Antivivisezione definisce «allarmanti» riferendosi anche a quelli delle «procedure dolorose» riguardanti il 46% degli animali e indicando in aumento a 2.538 gli animali allevati per il solo mantenimento di colonie geneticamente modificate mentre sono stati 1.598 gli animali ancora utilizzati a fini didattici. Nel rilevare che comunque tutti gli animali utilizzati per le sperimentazioni sono comunque destinati alla morte, l'associazione lancia un appello al ministro della Salute, Giulia Grillo, «affinché assuma l'impegno di invertire questo trend, attraverso un concreto sostegno a favore dei metodi di ricerca che non richiedono l'impiego di animali, favorendo la nostra competitività sul piano scientifico internazionale e archiviando un metodo di ricerca, quello su animali, che non è mai stato validato scientificamente».

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