Il Panettone è italiano, parte la campagna per il riconoscimento della Dop

Sabato 30 Novembre 2019 di Alessandra Iannello

Comprate italiano! Questo slogan, visto in tanti settori merceologici, sbarca nel mondo della pasticceria e in particolare, approfittando del periodo, nella campagna stampa dei panettoni. “Il Panettone è italiano”, è un progetto nato nell'ambito del convegno “Il Panettone nel mondo, oltre la ricorrenza” promosso dai Maestri del Lievito Madre, all’interno del Panettone Word Championship durante HostMilano, e supportata dall’Istituto Cooperazione Paesi Esteri.
 

 

La campagna "Il Panettone è Italiano" nasce dalla volontà di valorizzare il più celebre lievitato made in Italy, simbolo dell'eccellenza enogastronomica del nostro Paese, come un prodotto patrimonio culturale ed enogastronomico tutto italiano, e pone l’attenzione sulla necessità della tutela da imitazioni low cost e contraffazioni. L’obiettivo è il riconoscimento del panettone come tipicità esclusiva italiana, attraverso una denominazione d’origine protetta. Per ottenere il riconoscimento della Dop è quindi iniziata una raccolta firme ed è partita la richiesta al ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova di aprire un tavolo tecnico presso il ministero. Questo salvaguarderebbe anche le oltre 43.000 imprese italiane della pasticceria e i loro 155mila addetti, e i grandi marchi industriali. «L’americano From Roy – dice Silvia Famà, ideatrice della campagna - i panettoni che vende in Europa se li fa pagare 60 dollari l’uno: una cifra pazzesca. Ma sapete qual è il più grande produttore di panettoni al mondo? Un brasiliano, di origini italiane, come il 15% della popolazione brasiliana, si chiama Bauducco, possiede sei fabbriche di produzione negli Usa, sette punti di distribuzione per 140 mila punti vendita in 80 Paesi, e produce ogni anno 200 mila tonnellate di panettoni». In attesa della denominazione i pasticceri ribadiscono l’italianità del dolce impiegando, per le proposte natalizie, prodotti del territorio.

Un esempio la maestra pasticcera Anna Chiavazzo de Il Giardino di Ginevra di Caserta che ha elaborato un panettone glassato al cioccolato che impiega uno dei vini autoctoni più antico ma che ha ottenuto la Doc solo da pochi anni: il Casavecchia Doc di Pontelatone. Nel Casavecchia viene lasciata in infusione l’uvetta che viene poi aggiunta all’impasto al cacao con burro di latteria. Sempre in Campania la Regina delle albicocche del Vesuvio, la Pellecchiella, viene usata dal pasticciere Roberto Ruggiero della Pasticceria Giulia di Sant’Anastasia (Vesuvio) per farcire crostate, panettoni e i migliacci, tipico dolce campano al semolino. Questa tipologia di albicocca si presta bene all’impiego in pasticceria perché, a differenza delle altre cultivar, ha una polpa particolarmente dolciastra e poco amarognola. Nel panettone Ruggiero la inserisce in diverse consistenze: come confettura all’interno del dolce e candita a completare la glassatura al cioccolato bianco.
In Sicilia la fanno da padroni il cioccolato, rigorosamente di Modica, il pistacchio di Bronte e gli agrumi. Per non sbagliare, Bonfissuto ha farcito i suoi panettoni con “cioccolato di Modica e arancia di Sicilia” e “pistacchio e canditi al limone”. A sottolineare la sicilianità dei prodotti Bonfissuto ha realizzato, insieme alla gioielleria Isola Bella, una limited edition con le scatole decorate nei toni accesi del verde del pistacchio e delle foglie di limone e dell’arancione delle arance siciliane per richiamare i due gusti dei panettoni. Pistacchio e limone, con una glassa di cioccolato al pistacchio, pistacchi interi e canditi di limone e un vasetto di crema di pistacchi di Sicilia, è il panettone siciliano delle feste. Cioccolato di Modica e arancia glassato in superficie con cioccolato fondente, canditi di arancia e pezzetti di cioccolato di Modica Igp, con vasetto di crema di cioccolato di Modica per arricchirlo ulteriormente, è invece dedicato a chi ama il cioccolato.

Per il panettone di Vincente Delicaces, invece, questo è l’anno dei Pupi, le tipiche marionette patrimonio dell’Unesco che presero piede nei salotti della nobilità siciliana del Settecento e che ripercorrono le gesta di Carlo Magno, dei paladini di Francia e dell'Orlando Furioso. I loro sguardi decorano il packaging del panettone realizzato con lievito madre e 40 ore di lievitazione farcito con crema di pistacchio di Bronte Dop, a cui si aggiungono la pesca locale e le gocce di cioccolato fondente. Gli occhi dei Pupi vanno ad arricchire la collezione Sguardi che abbina a sette personaggi siciliani (Vincenzo Bellini, Leonardo Sciascia, Claudia Cardinale, Sant’Agata, Luigi Pirandello, Antonello Da Messina) altrettanti gusti di panettone. Anche i packaging dei panettoni della Di Stefano Dolciaria di Raffadali (Agrigento) nascono dalle collaborazioni con artisti siciliani. Si va dalla "truscia" della stilista Marella Ferrera al piatto da portata in legno serigrafato e alla latta salva freschezza ispirata all’opera dei pupi e ai carretti siciliani disegnati da Alice Valenti, dal piatto nero del designer Andrea Branciforti a quello in ceramica di Domenico Pellegrino, unico artista siciliano presente alla Biennale di Venezia 2019. Anche i gusti dei panettoni sono un trionfo di sicilianità e vanno dal pistacchio al cioccolato siciliano dell’Antica Dolceria Bonajuto fino al carrubbo e arancia.
La tradizione cioccolatiera della Madame Reali piemontesi è alla base del panettone di Fantolino nato in collaborazione con la Fondazione Torino Musei. Il panettone e 400 mila confezioni di uova Delicatissime Fantolino sono state brandizzate con la campagna promozionale della Fondazione Torino Musei e contengono un voucher che, consegnato presso le casse di uno dei tre musei torinesi (Palazzo Madama, GAM e MAO), consente di ottenere il biglietto multimuseo al prezzo ridotto di 15 euro.
Ci sono innumerevoli dolci che non si possono chiamare panettoni, ma che rappresentano comunque la tradizione italiana delle festività natalizie. Difficili da trovare fuori dalla zona d’origine hanno il sapore di casa per chi è lontano. Così alcune aziende hanno avviato una produzione più massiccia per spedirli in tutta Italia. Come succede per la Zunza, il dolce tipico abruzzese a base di farina, uovo, zucchero e anice, ricoperto da una pioggia di mandorle. Quella proposta da Rustichella d’Abruzzo è racchiusa in un’elegante scatola dal sapore retrò ed è perfetta per accompagnare vini passiti e liquorosi, ma anche in abbinamento alle tradizionali creme che solitamente accompagnano il panettone. Corrispettivo tabianese del classico panettone è la focaccia. Si tratta di un dolce a pasta lievitata con 36 ore di lievitazione, povero di grassi (solo l'11,3% contro il disciplinare del 16% minimo di contenuto lipidico per l'uso del termine “panettone”) a cui si aggiungono i classici canditi del Natale, ananas e mandarino. La Pasticceria Tabiano del maestro pasticcere Claudio Gatti, la realizza con farina al 100% italiana e biologica, zucchero di canna integrale e biologico, metà olio evo biologico e metà burro, e, novità del Natale 2019, con 10 cereali integrali tra cui farro, orzo e riso candito.
Il Pan de Lor è una creazione di Lorenzo Panzera che parla di territori. È infatti dedicato alla Tor des Géants (Giro dei giganti in patois valdostano), la più dura gara di trail che attraversa il territorio di 34 comuni percorrendo i sentieri delle Alte Vie della Val d’Aosta con partenza e arrivo a Courmayeur. Si tratta di un lievitato ricoperto da una glassa a base di mandorle e zucchero con la sommità tempestata da frutta secca, alimento che non manca mai nelle razioni dei corridori. Per omaggiare le 4 competizioni trail più dure al mondo e per ricordare i 4 giorni e notti che Lorenzo ha impiegato per completare Tor des Géants sono state realizzate 4 le varianti del Pan de Lor: con guarnitura al pistacchio, alla mandorla, alle noci e alle nocciole

Ultimo aggiornamento: 15:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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