Rigopiano, allarmi ignorati: nel mirino polizia e carabinieri

Venerdì 6 Dicembre 2019 di Paolo Mastri
Rigopiano, allarmi ignorati: nel mirino polizia e carabinieri

Ventinove morti, due processi in attesa di riunificazione, l’archiviazione degli ex governatori che riaccende la rabbia di sopravvissuti e familiari delle vittime. E una nuova inchiesta, la quarta, che mira a far luce sulla corretta gestione di un’informazione decisiva per ricostruire dinamiche e responsabilità della sciagura di Rigopiano e del successivo tentativo di depistaggio delle indagini, la famosa riunione carbonara svoltasi il 24 gennaio 2019 in un magazzino del campo base di soccorsi. È toccato alla guardia di finanza, per evidenti ragioni di opportunità, passare al setaccio nei giorni corsi computer e archivi della squadra mobile e dei carabinieri forestali di Pescara. Obiettivo: fare luce una volta per tutte sulla cosiddetta telefonata fantasma del cameriere Gabriele D’Angelo, scoperta da un’agente di polizia una settimana dopo la tragedia eppure entrata nel radar dei pubblici ministeri soltanto 18 mesi più tardi, a indagini praticamente chiuse. 

Alle 11,38 del 18 gennaio 2017 il Centro di coordinamento dei soccorsi di Penne, già attivo per via di nevicate e terremoto, annota una chiamata del cameriere D’Angelo, che chiede l’evacuazione dell’Hotel Rigopiano. A tragedia avvenuta è l’elemento in grado di anticipare addirittura a cinque ore prima della valanga - caduta alle 16,30 - il ritardo nell’attivazione dei soccorsi: a scoprirlo, il giorno 25 gennaio, è un agente di polizia, Clementino Costa, distaccato al Coc di Penne. La sua annotazione, accompagnata da un’informativa del capo della squadra mobile Pierfancesco Muriana, viene trasmessa due giorni dopo ai carabinieri forestali, titolari della delega a indagare.
 

Comincia da questo momento la storia parallela della telefonata fantasma, che riemerge dall’ombra soltanto a fine 2018, in un paio di verbali con i quali i forestali prima sostengono di non averne avuto diretta notizia, poi ammettono l’errore scrivendo: «L’annotazione dell’agente Crosta veniva correttamente trasmessa alla Procura della Repubblica in data 12/11/2018».

Non è l’unico mistero. Anche il riscontro fornito dagli screenshot del telefonino di Gabriele D’Angelo, estratti dal Ris a marzo del 2018, finisce nel fascicolo soltanto il 17 novembre del 2018, dopo una serie di disguidi telematici. È molto più che una baruffa tra polizia e carabinieri, e la scelta di un organo di polizia giudiziaria “terzo” misura la delicatezza del caso. Alla vigilia della riunificazione dei due processi aperti, il pasticcio della telefonata fantasma rischia di pesare come un’ipoteca su un dibattimento complicato, che le difese affronteranno con l’obiettivo dichiarato della prescrizione.

Non è soltanto un’informativa dell’ex capo della mobile pescarese, rivelata da un verbale di indagini difensive, a mettere in moto l’inchiesta quater su Rigopiano. Autonomamente, sulla base di recenti indagini televisive, la Procura ha deciso di tornare su tutti i coni d’ombra della vicenda. Compresa la riunione carbonara del 24 gennaio, sulla quale ieri è stato ascoltato dai Pm Papalia e Serpi il vice comandante dei vigili del fuoco Luca Verna. Protagonista, secondo dichiarazioni a scoppio ritardato, di uno scontro verbale con l’allora prefetto Pescara a proposito della famosa telefonata del cameriere D’Angelo. Un altro mistero di cui non c’è traccia nel verbale ufficiale della riunione.
 

Ultimo aggiornamento: 13:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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