Gabriele, 12 anni, protesta con il banco fuori dalla scuola: «Non è giusto fare lezioni a distanza»

Martedì 24 Novembre 2020 di Francesco Marcozzi
Gabriele, 12 anni, protesta con il banco fuori dalla scuola: «Non è giusto fare lezioni a distanza»

Scuola a distanza, ma mica tanto. Gabriele, 12 anni, non vuole saperne della cosiddetta dad. Lui è un alunno della seconda scuola media Pagliaccetti trasferita nel plesso dell’Annunziata e vorrebbe fare lezione in classe, ma decreti e regolamenti glielo impediscono. E così ieri mattina ha attuato una protesta davvero molto originale. Si è munito di banco, sedia, computer e si è piazzato davanti l’ingresso della scuola dove avrebbe voluto entrare a fare lezione con i compagni. «Non è giusto fare lezioni a distanza - dice con il cipiglio di chi la sa lunga - non è la stessa cosa e poi si tratta di tre ore contro se. Non solo, ma stamattina, nel mio primo giorno di protesta, dopo la lezione dalle 8 alle 9, c’è stata un’ora di intervallo e per fortuna con i genitori sono potuto andare al bar e poi sono tornato e sto qui altre tre ore».

 


Cosa pensi di ottenere? «Spero di convincere qualcuno a rivedere questa decisione anche se lo so sarà difficile, almeno a convincere qualche amico a venire a protestare qui davanti alla scuola, ma oggi è il primo giorno e quindi non ne conoscono le reazioni, vedremo domani». Ma non senti freddo a stare tutte queste ore qui fuori ed anche all’ombra? «No, sto bene, sono bene equipaggiato e poi quando si porta avanti una battaglia in cui si crede bisogna pure fare dei sacrifici. Comunque io verrò qui ogni giorno fino a quando non avremo ottenuto qualche risultato». Accanto a lui genitori, originari di Torino ma risiedono a Tortoreto, in provincia di Teramo. «È stata una scelta di Gabriele - dicono - Non lo abbiamo di certo forzato noi anche se la pensiamo come lui. Non c’è davvero paragone tra le tre ore a distanza e le sei in classe. Gabriele va bene a scuola, ma vuole stare in classe con i compagni e non solo per le lezioni in classe ma anche per la socializzazione che vede i ragazzi insieme come se fosse un periodo non così drammatico. Noi gli stiamo vicini e saremo con lui tutti i giorni. Dispiace che vediamo uscire dalla scuola, oltre ai ragazzi di prima media, alcuni docenti, pure della sua classe, che lo guardano e poi vanno via come se vedere un ragazzino di dodici anni seduto davanti all’ingresso con banco e computer fosse una cosa di tutti i giorni. Anche questa indifferenza fa male. Dispiace perché abbiamo inviato lettere alla dirigente ma non abbiamo ricevuto risposta».
 

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