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A scuola con l’alunna down, il preside: «Così c’è la piena inclusione»

Achille Volpini. A scuola con l alunna down, il preside: «Così c è la piena inclusione»
di Rosalba Emiliozzi
4 Minuti di Lettura
Domenica 15 Novembre 2020, 09:52 - Ultimo aggiornamento: 16 Novembre, 20:39

Insegnante di sostegno specializzata, prof curriculari e alunni. La scuola per uno studente disabile è tutto questo insieme, che si concretizza in un investimento costoso per lo Stato, ma efficace per la crescita e l’inclusione reale di una persona Down, di un diversamente abile, di una ragazza autistica. Se togli la classe, come successo con la didattica a distanza, togli il senso della scuola per un alunno con bisogni speciali, che resta solo, di nuovo. Ed è un po’ ciò che è successo ad Anna, nome di fantasia della ragazza con sindrome di Down di 15 anni, unica alunna a frequentare in presenza il liceo linguistico di Roseto degli Abruzzi, 1.200 studenti in dad, tranne lei. Nonostante il Covid-19 e l’Abruzzo in zona arancione la mamma della ragazza, Claudia Frezza, 50 anni, impiegata di Morro d’Oro, ha voluto fortemente che sua figlia continuasse ad andare a scuola, gli alunni disabili possono farlo, e la mamma lo ha preteso, basandosi sulle norme e il diritto all’inclusione. Inaspettato, e per questo ancor più bello, il gesto di solidarietà di metà della classe che da domani rientra a scuola per lavorare con Anna, starle accanto, non farla sentire sola.
Preside Achille Volpini, la mamma di Anna dice che tutto questo lo deve a lei, alla sua capacità di ascolto e volontà di applicare le norme.
«Ho svolto solo il mio lavoro, mi creda, ho messo in pratica ciò che ha detto prima il Dpcm e poi il Ministro dell’istruzione».
Ha fatto di più, è stato davvero vicino a chi è più fragile.
«Fin dal mio insediamento, il primo settembre, ho preso in mano la situazione di tutti i ragazzi con disabilità, la parte più debole della scuola e della società».
E così ha incontrato Claudia Frezza, mamma battagliera, che già in passato ha ottenuto dal Tar ciò che non aveva avuto dalla scuola: un insegnante di sostegno qualificato e continuativo per Anna.
«La signora veniva da una situazione difficile. E con la dad le cose non erano andate meglio. Così quando è stata prevista la frequenza a scuola degli alunni con disabilità, la ragazza è rientrata in classe».
L’unica dei 10 studenti con disabilità a scegliere di frequentare le lezioni in presenza?
«Si, l’unica»
Ma lei preside ha fatto di più, ha messo in pratica la nota del Miur del 5 novembre che prevede per gli alunni con disabilità, che scelgono attività didattica in presenza, un’inclusione scolastica “effettiva”, favorendo la frequenza dell’alunno, ove possibile, con un gruppo di allievi della classe di riferimento, al fine di mantenere le relazioni interpersonali.
«Appena uscita la disposizione, ho scritto alle famiglie, in classe con Anna ci sono altri 12 studenti che, con l’emergenza coronavirus, sono tutti in dad. Ho mandato una mail ai genitori dopo aver parlato con il rappresentante di classe, chiedendo la disponibilità a tornare in classe in presenza. Hanno risposto in sei, cinque ragazzi e un ragazzo e da lunedì lavoreranno a rotazione, a scuola, con la studentessa con disabilità, in gruppi da tre o quattro alunni. Abbiamo già fatto i turni».
Quasi un piccolo miracolo preside, ma cosa ha scritto...
«Nella lettera ho fatto riferimento al nuovo Dpcm e alla nota del Miur spiegando che “allo scopo di realizzare la piena inclusione scolastica di tutti gli alunni, si prega di comunicare l’eventuale disponibilità a frequentare la scuola in presenza”. Devo dire che c’è stata un’ottima risposta anche alla luce delle difficoltà nei trasporti, molti genitori devono per forza accompagnare a scuola i figli e non per tutti è possibile».
Nella scelta di tornare in classe c’è anche la voglia di normalità di molti studenti, la scuola, la socialità, la nostalgia dell’apprendimento nel modo più classico, in presenza e con i compagni accanto, anche tutto questo deve aver fatto leva?
«Credo di sì».
 

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