Morti sul Gran Sasso, Corfinio dice addio ai cugini innamorati della montagna

Venerdì 27 Dicembre 2019 di Patrizio Iavarone
Soccorsi sul Gran Sasso
I due ragazzi precipitati ieri sul Gran Sasso in comune avevano il paese di origine, Corfinio, la famiglia, perché erano tra loro cugini, ma soprattutto la passione per la montagna, per il climbing e per la natura, lì dove, diceva Andrea Antonucci in uno dei suoi ultimi post su Facebook, di fronte ad una pineta e ad un tramonto "ci si sente piccoli". Andrea, aveva solo ventotto anni e Ryszard Barone, il cugino dallo strano nome, venticinque compiuti a luglio. Ieri sono morti dopo una spaventosa caduta di circa mille metri avvenuta sulla cima orientale del Gran Sasso, nel versante teramano. Dalla vetta quasi fino alla base della ferrata Ricci. I due stavano scalando “in conserva”, come si dice in gergo, cioè legati tra loro, ma senza essere assicurati alla roccia. Una tecnica, in realtà, sconsigliata per le vie più difficili, specie quelle di alpinismo, variante del climbing alla quale si erano dedicati con passione negli ultimi tempi.

«Due forze della natura - ricorda Luca Fluttuante, istruttore di arrampicata nella palestra del quale i due erano cresciuti - al pieno delle loro energie. Si allenavano con costanza e impegno, erano molto motivati soprattutto in esterna». La loro era una passione che andava oltre ogni impegno e ogni distrazione: «Rydzard era uno di quelli che il sabato sera ad un certo punto toglieva le tende, senza bere neanche un bicchiere di birra - racconta Fabiola, una sua amica - perché il giorno dopo doveva andare ad arrampicare o in montagna e non c’era distrazione che tenesse o lo tentasse. Un ragazzo pieno di vita, desideroso di conoscere, amante dei viaggi e che si divideva senza risparmiarsi tra l’attività di famiglia e i suoi studi all’Aquila».

Rydzard era iscritto a fisioterapia nel capoluogo e quando poteva dava una mano nell’azienda di carni della famiglia, senza rinunciare ai suoi sogni: era appena tornato da un viaggio in Australia di sei mesi, dove aveva lavorato nelle piantagioni e fatto altri lavoretti, con il solo fine di sostenere le spese per scalare le falesie australiane. Una passione per lo sport che è di famiglia, con il fratello Emidio già vice campione del mondo di Muaythaitv e oggi in polizia. Con Andrea Antonucci usciva costantemente in montagna, non appena si presentava l’occasione: le domeniche e i festivi, in particolare, come ieri, quando entrambi si ritrovavano al paesello. Andrea Antonucci lavorava fuori dall’ Abruzzo, infatti: ingegnere meccanico si era laureato al Politecnico di Milano e aveva già avuto, nonostante l’età giovane, diverse esperienze importanti, tra cui in Ferrari. A Corfinio, dopo la morte dei genitori, era rimasta la sorella che lavora in prefettura, ma anche tanti amici e cugini, con cui si incontrava spesso nei giorni di pausa, ritagliando sorrisi e tempo, tra un’escursione e l’altra.

«Due bravissimi ragazzi, al di là della retorica che può essere usata in queste occasioni - commenta il sindaco di Corfinio, Massimo Colangelo - due giovani di una comunità che si sta impoverendo per l’emigrazione, che a Corfinio erano molto legati, l’uno dando una mano all’azienda di famiglia e l’altro tornando appena gli era possibile. Una notizia e un incidente che ha avuto un impatto devastante sulla nostra comunità, che ha spento queste feste di Natale. Proclamerò il lutto cittadino non appena, eseguite le verifiche medico-legali, sarà fissato il giorno del funerale». Una stagione da dimenticare per le montagne abruzzesi che solo nell’ultimo mese ha registrato sei morti in quota: tra questi, oltre ai due giovani di Corfinio, un’altra vittima peligna, quella di Fabio Ciccone, il cinquantunenne di Sulmona, maresciallo dei carabinieri a Castel di Sangro, che il primo dicembre scorso morì sulla Maiella. © RIPRODUZIONE RISERVATA