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«Perché Maiella e non Majella»

Fabio Valerio Maiorano
3 Minuti di Lettura
Giovedì 4 Febbraio 2021, 10:30

SULMONA Maiella è l’oronimo più antico, attestato già nel 1268, ma anche il più corretto dal punto di vista legale, storico, geografico e linguistico. A queste conclusioni è giunto il gruppo di studiosi che ha inoltrato un’istanza all’ente Parco nazionale della Maiella e al Ministero dell’Ambiente per chiedere il ripristino, in tutti gli usi correnti, della corretta denominazione ufficiale “Parco Nazionale della Maiella”, in vece delle improprie versioni con la semiconsonante “j” (Majella).

A sostegno delle loro tesi, gli studiosi hanno innanzitutto rimarcato che nella legge istitutiva del Parco (la n. 394 del 6 dicembre 1991) e in tutti gli altri atti ufficiali, precedenti e successivi alla nascita dell’area protetta, compare sempre e soltanto l’oronimo Maiella, mentre non esiste alcun deliberato sull’erronea denominazione Majella, il cui uso ha preso a diffondersi tra il 1998 e il 1999, contestualmente all’adozione del logo.

Dunque, la grafia con la j (Majella) si è affermata in tempi recenti, forse per maldestro desiderio di “impreziosire” l’oronimo con una delle antiche grafie (Majella, Magella), per altro già abbandonate nella cartografia dal secolo XVI in poi. In sostanza, questa pretesa antichizzazione (Majella) appare incongrua, come lo sarebbe la riesumazione di forme come Peschio Costanzo, Barreja o Solmona per Pescocostanzo, Barrea e Sulmona. Non a caso, nelle mappe e nelle carte geografiche dell’Istituto geografico militare (ente cartografico dello Stato), della Società Geografica Italiana e del Touring Club si legge sempre e solo Maiella, lo stesso che si rinviene in enciclopedie accreditate (in primis la Treccani), nel Dizionario di ortografia e pronuncia (ed. Rai 1969), nel Dizionario di Toponomastica Italiana (Utet, 1990), nel trattato di Toponomastica Abruzzese e Molisana (Ed. Ateneo, 1990) e nel saggio su Preistoria e protostoria linguistica dell’Abruzzo a cura di Giovanni Alessio e Marcello de Giovanni (Ed. Itinerari, 1983).

Sotto il profilo linguistico, illuminante è il parere del professor Francesco Sabatini, presidente onorario dell’Accademia della  Crusca, il quale ha precisato che «nel nome Maiella, la “i” tra le due vocali è una semiconsonante. Nelle scritture antiche questo suono a volte veniva rappresentato con la “j”, ma poi quest’uso è scomparso, come testimoniano molte parole (guaio, gennaio, aiuola) e toponimi. L’italiano non ne fa più uso nelle parole italiane».

Dopo più di vent’anni di tirannia ortografica dell’oronimo Majella, il 29 ottobre 2020 il Consiglio direttivo del Parco nazionale della Maiella ha accolto l’istanza con voto unanime, incaricando il direttore dell’ente di stilare un programma teso al ripristino graduale della denominazione originaria Parco nazionale della Maiella in tutto il materiale istituzionale. 

In ambito letterario, si segnalano alcuni degli scrittori che hanno celebrato la montagna sacra col suo nome, Maiella: Croce, Capograssi, De Nino, de Lollis, Silone, Pascal d’Angelo, Piovene, Manganelli e d’Annunzio, che alla mitica Maia ha dedicato il primo dei quattro libri delle Laudi.

Che dire, infine, della confusione che il dualismo Maiella/Majella sta generando nella comunicazione internazionale e nelle strategie di marketing? Espulsa dal nostro alfabeto, la “J” è viva in altre lingue, con varietà fonetiche lontane dalla pronuncia italiana: per i due miliardi di anglofoni ha lo stesso suono della nostra “g dolce” (jolly), cioè Magella; per i francofoni e i cinesi ha un suono molto vicino a sc(i) dolce (es. joli), da cui Mascella; da ultimi, i popoli di lingua spagnola la pronunciano come un K spirante, lo stesso di Josè, ovvero Makella.

Fabio Valerio Maiorano
Deputato di Storia Patria

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