Ucciso dal figlio architetto, la sorella della vittima: «Giovanni fatto fuori per soldi». Trovati 400mila euro

Martedì 24 Novembre 2020 di Teodora Poeta
Giuseppe Di Martino, architetto, sotto processo per aver ucciso il padre Giovanni (foto Newpress)

«Ho un grande rimorso che mi porto dentro, non aver insistito per portar via da quella casa mio fratello». Maria Di Martino, la sorella di Giovanni, il meccanico 76enne, originario della Campania, ma residente di Silvi Marina ucciso dal figlio Giuseppe, architetto di 47 anni, la notte tra il 13 e il 14 giugno di un anno fa nella sua casa al mare in provincia di Teramo, nonostante sia stata esclusa come parte civile, per un’irregolarità nella notifica, nel processo che vede imputato il nipote, ieri in aula per l’udienza in Corte d’assise. Ammessi al processo un dvd con le foto dei rilievi in casa e un plico forniti dal pm che riguardano atti irripetibili eseguiti in fase di indagine.

 

«Glielo avevo detto a mio fratello di andare via, ma lui insisteva che non gli sarebbe successo niente - racconta Maria - Giuseppe era un uomo gentile. Al suo funerale ci ho pensato io, l’ho riportato al nostro paese, Castellammare di Stabia, non è venuta neanche sua moglie, nessuno». I timori di Maria cominciano un anno prima l’omicidio quando Giovanni finisce misteriosamente in ospedale, ma per la Procura non c’è nessun collegamento tra i due episodi. «All’epoca è stato proprio mio nipote Giuseppe a chiamarmi per avvisarmi che il padre era caduto in casa dalle scale, ma poi mi sono state date tre versioni diverse sulla dinamica – spiega - Nella mia lista testimoniale, se avessi potuto continuare il processo come parte civile, c’era chi era stato chiamato dopo quell’incidente. Io non voglio i soldi, non ne ho bisogno, avrei voluto solo portare la voce di mio fratello. Ecco perché sono qui e continuerò lo stesso a venire».

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Maria racconta di aver avuto un rapporto normale con sua cognata. «Lei è una donna riservata, ma con me è sempre stata cortese. Io vivo a Castellammare, ma ho una casa a Silvi che si trova a 300 metri di distanza da quella di mio fratello ed è lì che avrei voluto che lui si trasferisse». Giovanni è mai stato violento con la moglie? «Mai. E lo conferma anche il referto del pronto soccorso della sera dell’omicidio. Non ci sono tracce di violenza addosso alla moglie, neanche sul cuoio capelluto eppure lei aveva detto di essere stata afferrata per i capelli». Quando ha sputo dell’omicidio? «Il giorno dopo dai vicini di casa. Poi lei la domenica è venuta da me e mi ha raccontato la sua versione. Io ho visto le movimentazioni bancarie (sul conto di Giovanni sono stati trovati 400mila euro) e sono convinta che mio fratello sia stato ucciso per soldi. Di lui non mi rimane niente. Avevo chiesto se potevo avere due orologi che Giovanni aveva di nostro padre, ma mi sono stati negati anche quelli».

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