Giulianova, ragazzi in fuga dalla comunità: due in coma etilico e ora spunta la droga

Mercoledì 12 Febbraio 2020
Giulianova, ragazzi in fuga dalla comunità: due in coma etilico e ora spunta la droga

Ci sarà un risvolto giudiziario nella vicenda dei tre minori allontanatisi dalla comunità “Sirena” di Tortoreto, due dei quali ritrovato in coma etilico su una panchina nei pressi della stazione di Giulianova. Nella ricostruzione dei fatti così come si sono succeduti dalla loro fuga dalla comunità è emerso un particole inquietante e cioè che qualcuno, sembra altri due giovani, incontrati nel loro “viaggio” verso Giulianova, abbia dato loro della droga, molto probabilmente hashish.

Non solo ma i soldi per acquistare vino e liquori (in particolare vodka) li avrebbero avuti da altri amici mentre fino a Giulianova li avrebbe portati un automobilista al quale avevamo chiesto un passaggio e che avrebbe dato ai ragazzi anche dieci euro. Ma è soprattutto sull’acquisizione dello stupefacente che stanno indagano i carabinieri in quanto ceduto a dei minorenni. «Noi in comunità non diamo mai soldi ai ragazzi - ha tenuto a precisare Enrico Delli Compagni, che è il responsabile della comunità “Sirena”, che ha tre sedi, due a Tortoreto ed un’altra a Castelnuovo Vomano - i ragazzi non possono essere considerati dei reclusi, del resto ogni mattina vengono accompagnati a a scuola e quindi volendo, una volta fuori, potrebbero fuggire in qualsiasi momento. Il nostro lavoro di recupero è finalizzato a ottenere il recupero per un reinserimento in famiglia, ma più in generale nella società. E così, dopo la scuola e il pranzo, per un’ora e mezza devono studiare e anche se terminassero prima quel tempo è dedicato allo studio. Poi abbiamo fatto in modo che potessero praticare uno sport e hanno scelto soprattutto il pugilato al quale si dedicano sia i ragazzi che le ragazze, ma ci sono anche quelli che preferiscono il calcio, insomma, anche lo sport è di rigore».

Delli Compagni ha tenuto ancora a precisare che «nella circostanza i miei operatori sono stati in giro subito dal pomeriggio, anche io personalmente. I ragazzi escono solo se accompagnati o per andare a scuola. Che la comunità è una realtà complessa e articolata. La verità spesso è dolorosa e più difficile. La nostra comunità è una frontiera dove arrivano ragazzi che hanno bisogno di aiuto, ma non è facile farlo perché le condizioni sono complesse. Noi siamo in trincea tutti i giorni e leggere commenti svilenti dopo una notte di duro lavoro - mio ma soprattutto dei colleghi - fa davvero male».

 

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