Covid, ragazzo di 19 anni "isolato" in mansarda per 24 giorni: «Battevo forte i piedi sul pavimento per farmi sentire»

Sabato 14 Novembre 2020 di Francesco Marcozzi
Luigia Calvarese,.Covid, ragazzo di 19 anni

«Quando il venerdì 13 parte decisamente alla grande, bentornato a casa Mattia, muoviti a scendere da quella mansarda che devo abbracciarti». E’ stata questa la frase con la quale Luigia Calvarese, nota a Giulianova anche come “Gigia”, ha spalancato le porte di quella “tana” nella quale il figlio Mattia era rimasto isolato per 24 giorni consecutivi. “Gigia” ha postato l’ultima fase di una avventura a lieto fine ma iniziata con tante preoccupazione. Sì perché lei aveva deciso da subito di pubblicare sui social la disavventura del figlio risultato positivo al Covid. Ora è tutto finito.

 


Nei lunghissimi 24 giorni chiuso in mansarda, lei il marito e l’altro figlio più piccolo sono rimasti in casa in quarantena, Non c’erano, del resto, alternative. «Ho deciso di annunciare subito sulla nostra pagina e ai nostri amici cose fosse accaduto a Mattia non certo per “spettacolarizzare” la vicenda, ma per aiutare chi, magari, trovandosi nella stessa situazione, si fosse perso nei meandri dei certificati, dei medici, dei tamponi, della Asl e dei suoi ritardi». Mattia, quando ha saputo che un amico con cui era stato a contatto era risultato positivo, si è messo in movimento da solo, ha avvisato il medico, ha aspettato un paio di giorni per fare il tampone perché avesse un risultato veritiero ma «si è chiuso in camera, per cui quando è arrivata la conferma che fosse positivo, era già lì e noi abbiamo avuto modo di avvisare anche i compagni, alcuni dei quali in un certo qual modo si erano organizzati». E da quel giorno hanno potuto riabbracciare Mattia solo ieri mattina quando è arrivata la conferma dell’ultimo tampone negativo ed è stata una festa. «Noi portavamo i pasti e i vestiti, lasciavamo tutto davanti alla porta». E Mattia: «Sono stati giorni molto duri - dice - ma li ho vissuti con la consapevolezza che era quello che dovevo fare per me e per i miei. Per farmi sentire ogni tanto battevo forte i piedi sul pavimento oppure alzavo il volume della tv ma comunicavamo soprattutto con WhatsApp. Mi è mancato molto il nuoto, mi sono mancati gli amici della piscina e della mia scuola». Già, il nuoto e la piscina. E qui torna il ballo la mamma. «Quando abbiamo avutola certezza che Mattia fosse positivo, essendo un grande frequentatore della piscina comunale ed avendola frequentata con gli amici, ho telefonato personalmente al sindaco Costantini spiegandogli la situazione e lui ha chiuso l’impianto e lo ha fatto sanificare e credo sia stata una decisione molto importante. Certo, oggi a Mattia manca il nuoto ma, del resto, le piscine sono chiuse».
Ma come ha trascorso la prima giornata? «Non ha perso tempo, è andato a riprendere la macchina e poi è andato in ufficio dove coltiva con successo quella che non è una passione ma che lui vuole diventi il suo lavoro, vale a dire l’informatica. Si è diplomato al “Moretti” di Roseto ed è sempre stato convinto che il suo futuro sia quello ed infatti nella mansarda era più al computer che alla televisione».

 

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