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Turismo e vacanze Covid, molti alberghi abruzzesi rischiano di non aprire

Marco Giovannelli Turismo e vacanze Covid, molti alberghi rischiano di non aprire
di Tito Di Persio
3 Minuti di Lettura
Giovedì 16 Aprile 2020, 19:26 - Ultimo aggiornamento: 19:33

Vacanze ai tempi del coronavirus. «Se qualcuno si contagia che fanno ci arrestano?». È una delle tante domande che si pone, provocatoriamente, Giammarco Giovannelli, presidente di Federlberghi Abruzzo e di Confcommercio, che rappresenta 650 strutture turistiche sul territorio regionale. «Quanti albergatori decideranno di riaprire la loro attività per l’estate 2020? Al momento non siamo in grado di dare questa risposta, forse molti. Stiamo vivendo tutti in un clima di incertezza. Per prima cosa ci dovrebbe essere un miglioramento generale, notevole ed evidente, per quanto riguarda il numero dei contagi. Siamo stati costretti alla chiusura delle attività con azzeramento dell’introito, siamo gravati da costi e oneri fiscali, oggi divenuti insostenibili. E non si può ricorrere al sistema bancario, come previsto dall’ordinanza sulle agevolazioni alle imprese nell’emergenza Covid-19, quando un’azienda non produce. Come può dimostrare merito creditizio? La proposta governativa cozza con la realtà. Infine, c’è da chiarire quali sono le responsabilità civili e penali dell’albergatore nel caso un ospite si infetti durante la vacanza. Sembra quasi che ci si voglia scagliare contro il sistema turistico e l’indotto che produce», conclude il presidente di Federlberghi.
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«Il mondo privato e il mondo pubblico devono ragionare insieme per scongiurare il definitivo crollo del comparto produttivo, per individuare e fare comune richiesta di strumenti idonei, per ricollocare la programmazione fiscale nel triennio e dare seguito ad iniziative produttive anche attraverso la riconversione utile di fondi di bilancio».
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Meno ottimista e molto preoccupato è Giuseppe Olivieri, presidente dell’Associazione Operatori Turistici Roseto Incoming, che rappresenta 50 attività e di queste «il 60% ha deciso di saltare la stagione a causa della crisi economica scatenata dal Covid-19». Olivieri spiega: «Un’attività commerciale è strutturata per avere e servire 100 persone e poi - ad essere fortunati - ne potrai servire solo 20, come potrà mai mantenere lo stesso livello occupazionale di prima, stessa tassazione, stesso affitto. I costi che sostenevano prima le attività non possono essere sostenuti adesso. Quindi Stato, Regione, Comuni devono ridare la proporzionalità sui costi di gestione, sapendo che prima della primavera 2021 non si tornerà alla normalità e prima di tornare ai livelli del pre coronavirus passeranno tanti mesi e molto probabilmente i fatturati di molte attività saranno vicini allo zero».
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Olivieri un fiume in piena: «Poi un problema pratico. Se un dipendente di una struttura turistica contrae il virus, come viene considerato? Infortunio sul lavoro? E se capitasse ad un ospite? Chiudiamo tutti dentro? E chi ha pagato fino a una certa data, chi paga i giorni in più della permanenza forzata e, viceversa, chi deve arrivare ha dato una caparra e non può entrare? Imprese e famiglie devono avere una risposta adesso e non dopo – conclude - L’Europa non si è dimostrata solidale neanche di fronte ai tanti morti. Se non si hanno le risorse per far ripartire l’Italia forse bisogna ripensare realmente a stampare la lira mantenendo la doppia circolazione con l’euro».

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