Andrea stroncato dalla meningite, la Asl: «Non è epidemia»

Domenica 5 Maggio 2019 di Alessandra Di Filippo
In giro non c’è nessun batterio killer. La morte di Andrea Montebello, il ragazzo di 21 anni di Città Sant'Angelo (Pescara) stroncato da una meningite fulminante, la notte fra martedì e mercoledì, è dovuta ad un caso isolato, raro, legato alla sua reattività individuale. Quindi, nessun rischio di epidemia. E’ quanto emerso dai risultati dei test eseguiti nei laboratori dell’istituto superiore di sanità e all'ospedale Meyer di Firenze e comunicati ieri mattina alla Asl pescarese, la quale dopo aver saputo che a provocare il decesso del ragazzo era stato il meningococco di tipo B immediatamente aveva inviato i campioni ai due centri di riferimento nazionale per un’ulteriore tipizzazione del batterio. E dunque per capire, se si aveva a che fare con un ceppo ordinario oppure con quello che in altre regioni, come ad esempio la Toscana, ha provocato una epidemia.

Questo è stato il timore più grosso sino ai ieri mattina, quando per fortuna si è potuto tirare un sospiro di sollievo. A causare la morte di Andrea è stato il ceppo denominato St213, che non ha nulla a che fare con quello circolato in Toscana. «La situazione – sottolinea il direttore generale della Asl, Armando Mancini – è tranquillizzante. Certo ci dispiace molto per il ragazzo che purtroppo è stato colpito da una sepsi meningococcica, una infezione che si è diffusa nel sangue, e non gli ha lasciato scampo. Da subito, l’abbiamo individuata e abbiamo cercato in tutti i modi possibili di trattarla. Un episodio estremamente sporadico, che però ogni tanto si ripropone. Il meningococco è presente nella bocca di molte persone, che ne diventano portatrici, senza mai sviluppare la malattia, ci sono però dei casi, per fortuna pochi, in cui può diventare virulento e diffondersi. Negli ultimi giorni, ho sentito tante persone chiedere perché il povero ragazzo ne è stato colpito in maniera così tragica, rispondo dicendo che i batteri esistono, mutano nel loro modo di presentarsi e a volte ci aggrediscono nelle situazioni di vita in cui siamo, ad esempio, più sensibili». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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