CORONAVIRUS

Fase 2, le previsioni della Asl: «Attenzione, i casi di Covid-19 torneranno ad aumentare»

Mercoledì 6 Maggio 2020
La dottoressa SIlvia Aquilani
«In questa fase 2, è inevitabile un allentamento della vita restrittiva. Ma attenzione: il virus continua a circolare. Pertanto, è altrettanto inevitabile un prossimo aumento dei positivi». La dottoressa Silvia Aquilani, responsabile dei dipartimento di Prevenzione della Asl di Viterbo, fa un bilancio dei primi due mesi di contagio nella Tuscia ma, soprattutto, avverte i cittadini: «Non è finita qui».

Dottoressa Aquilani, cosa ha dimostrato la fase 1?
«I numeri della nostra provincia ci confortano su due aspetti: il primo è che le misure di lockdown hanno funzionato; il secondo che tutti i cittadini, o almeno buona parte, hanno rispettato le restrizioni. Inoltre, un contributo fondamentale lo ha giocato la Asl con un lavoro continuo per rintracciare i positivi e i focolai. Ora siamo in un momento cruciale: occorre un atteggiamento di corretta prudenza».

Cosa intende?
«Che questa potrebbe essere solo una parentesi di calma apparente: con le persone in casa e il divieto di assembramenti è normale che diminuiscano i contagi e aumentino i guariti. Ma con la fase 2 non sarà più così».

Quali sono le previsioni?
«I primi riscontri delle misure adottate si hanno dopo 14 giorni, termine massimo di incubazione del virus, per quanto emerso sinora. Quindi, le conseguenze della riapertura le potremo valutare tra poche settimane. Ma già possiamo affermare che la ripresa della socialità e gli spostamenti che aumenteranno comporteranno un incremento dei contagiati».

È questa la cosiddetta convivenza con il virus?
«Ora siamo ottimisti perché da una settimana nel Viterbese registriamo al massimo un nuovo caso al giorno. Anche il Lazio è stato solo sfiorato dalla pandemia. Ma la convivenza per motivi fisiologici porterà all’aumento dei casi».

Come vi state preparando per fronteggiarlo?
«Con una sorta di attenzione vigile. Dovremo procedere con un’identificazione ancora più rapida dei contagi. Una sorta di ricerca pro-attiva in cui giocheranno un ruolo fondamentale i territori: i medici di base, quelli del lavoro, i distretti socio-sanitari e chiunque possa intercettare sintomi e casi sospetti. Dovremmo anche porre maggiore attenzione nell’ascoltare le persone per scoprire segnali anche solo sfumati di positività. Un lavoro corale per scongiurare un ritorno alla fase 1 che sarebbe difficilissima da gestire dal punto di vista sanitario, economico e psicologico».

E i cittadini come possono contribuire a scongiurarlo?
«Serve responsabilità. Gli atteggiamenti dei singoli ora contano più dei tamponi e dei test: indossare le mascherine in luoghi chiusi, rispettare le distanze anche in casa se possibile, massima attenzione alle visite ai congiunti. Baci, abbracci, pranzi e cene sono vietati, anche se sono la prima a soffrirne. Ognuno di noi sarà responsabile per sé e per gli altri. Armiamoci poi di pazienza: dovremmo abituarci a fare le file. E niente assembramenti: quello che ho visto l’altra mattina a Porta Romani, con tanti pendolari in attesa del treno, non dovrebbe proprio più succedere”.

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