Bolsena, trovati morti mamma e neonato scamparsi ieri sul lago: si è impiccata accanto al corpo senza vita del figlio

Sabato 21 Maggio 2016 di Massimo Chiaravalli
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L’ipotesi che sconfina nella certezza è quella dell’omicidio-suicidio. I corpi senza vita di Cecilia Maria Fassine, 22enne austriaca, e di suo figlio Matteo Arion, appena 5 mesi, sono stati trovati stamattina intorno alle 10,30. Lei impiccata a una quercia, il piccolo ai suoi piedi. Morto, forse soffocato dalla madre.

Erano in vacanza a Montefiascone, sul lago di Bolsena, in provincia di Viterbo, insieme alla mamma della ragazza. Un viaggio per aiutarla a uscire dalla depressione post parto in cui era caduta. Non erano stati solo qui, in riva al lago, al camping Amalasunta: prima avevano fatto tappa anche a Venezia. Stamattina intorno alle 10,30 madre e figlio sono stati trovati dalla protezione civile di Celleno, nelle vicinanze del maneggio La Valle, a poco più di 200 metri dalla riva del lago di Bolsena. Un posto fatto di piccole proprietà private, appezzamenti di terreno coltivati in cima a una collinetta.
 

La donna si era allontanata dal camping venerdì notte per far addormentare il figlio, ma non ha fatto più ritorno. Ed era subito scattato l’allarme, coordinato dalla prefettura.
I corpi sono stati trasferiti a Viterbo, all’ospedale Belcolle, a disposizione dell’autorità giudiziaria, intorno alle 14. A confermare l’ipotesi dell’omicidio-suicidio sono sia i carabinieri sia il magistrato. «E’ una tragedia tristissima», dice il colonnello Mauro Conte, comandante provinciale dell’Arma. Dietro questa storia c’è «un fatto umano – continua – che ha visto anche il coinvolgimento di un minore. L’ipotesi che seguiamo è quella della tragedia personale, che è ricaduta anche il bambino: si può ipotizzare l’omicidio-suicidio».
«La ragazza – spiega il magistrato Chiara Capezzuto – si era allontanata venerdì notte. L’omicidio-suicidio è una delle ipotesi su cui stiamo lavorando». Anzi, «è la dinamica più probabile: sicuramente escludiamo l’intervento di terzi». Segni di violenza sul piccolo? «Stiamo verificando».
 

 

Sul posto, sia ieri che oggi, anche il sindaco Luciano Cimarello: «E’ una tragedia, una ragazza così giovane. Speravo veramente che finisse in maniera diversa».
Le ricerche si sono concluse con il ritrovamento delle salme della madre e del figlio a poche centinaia di metri dal camping Amalasunta e non è probabilmente un caso che il cellulare della donna sia stato lasciato acceso orientando di fatto le ricerche che pure hanno interessato le acque del lago. Una sorta di ultimo messaggio della giovane madre disperata che ha deciso di togliere la vita al figlio e a se stessa.

Un gesto drammatico, questo omicidio-suicidio, ma purtroppo non così infrequente: dal 10 al 20% delle donne soffre di depressione post parto che si manifesta nella fase più acuta attorno al sesto mese dalla nascita del bambino. E la stessa madre della ventiduenne che aveva dato l’allarme avrebbe confermato agli investigatori che la vacanza al lago di Bolsena era stata organizzata proprio per aiutare la studentessa ad affrontare questa fase depressiva che comporta sentimenti di inadeguatezza, forte ansia, pensieri suicidari e ossessivi nei confronti del bambino e, in casi estremi, infanticidi.

Dopo l’allarme della turista austriaca la prefettura aveva contattato i vigili del fuoco per far scattare il piano di ricerche. La madre della ragazza ha raccontato che la figlia si era allontanata dal camping Amalasunta insieme al nipote che non riusciva a prendere sonno. Poi, il nulla.
 
Alla denuncia della scomparsa, si sono precipitati i sommozzatori dei vigili del fuoco per le ricerca sul lago di Bolsena, un elicottero, una squadra con tre operatori Tas (topografia applicata al soccorso) per tracciare le zone di ricerca, oltre a otto persone della protezione civile, due pattuglie dei carabinieri, una della polizia locale e un'imbarcazione sempre dei militari a supporto per le operazioni in acqua.
 
Per tutta la giornata di ieri e gran parte della notte le ricerche si sono concentrare nella zona intorno al campeggio e nelle acque del lago.
 
Cecilia Maria Fassine era nata in Austria. Era una studentessa universitaria, magra, capelli lunghi castani, un metro e 60 di altezza. Ieri sera era stata individuata l'ultima "cella" agganciata dal telefonino della donna che pure è raggiungibile anche se nessuno risponde da una zona presumibilmente tra Colle San Martino e Capodimonte. Da lì sono ripartite le ricerche, fino al tragico epilogo.

 

Ultimo aggiornamento: 25 Maggio, 08:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA