Non lo fanno videochiamare a casa e prende a pugni tre agenti della penitenziaria

Mammagialla
di Maria Letizia Riganelli
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Venerdì 30 Settembre 2022, 05:35 - Ultimo aggiornamento: 20:02

Non lo fanno videochiamare a casa e se la prende con gli agenti della penitenziaria. Sono finiti tutti al pronto soccorso i tre poliziotti che ieri mattina hanno tentato di fermare un 25enne di Palermo, detenuto nel carcere di Viterbo. L’aggressione sarebbe avvenuta poco prima delle 11 all’interno del penitenziario. Il detenuto sarebbe andato su tutte le furie perché non sarebbe riuscito a parlare con i suoi familiari.

E quando si è presentato davanti al caporeparto per protestare dalle parole sarebbe passato ai pugni. I colleghi del caporeparto sarebbero subito accorsi a staccare il 25enne dalla sua vittima ma le avrebbero prese anche loro. Il bilancio sono nasi rossi e denti spezzati per tutti. Quello di ieri mattina può è solo l’ultimo degli atti violenti che accadono nella casa circondariale di Viterbo.

«Ogni giorno - tuona il presidente dell’Unione sindacati di polizia penitenziaria (Uspp) Giuseppe Moretti - agenti incolpevoli finiscono all’ospedale. Si tratta di uno stillicidio di continue aggressioni sempre più efferate che colpiscono donne e uomini della polizia penitenziaria». Secondo quanto ricostruito la violenta reazione del detenuto sarebbe avvenuta perché voleva video chiamare i propri familiari in quanto non erano riusciti a raggiungere Mammagialla per il colloquio. Ma non avrebbe avuto diritto a quella videochiamata. Da qui il parapiglia in reparto.

«Era solo un pretesto - afferma Daniele Nicastrini segretario regionale Uspp - per aggredire con inaudita violenza chi stava soltanto facendo rispettare le norme penitenziarie, nella convinzione di restare impunito». Il sindacato, che da anni cerca di puntare l’attenzione sullo scarso numero di agenti nei carcere, invoca lo stato di emergenza: «Il rischio che accada l’irreparabile è altissimo. La situazione è esplosiva anche a causa della progressiva destrutturazione del corpo che soffre dell’assenza di risorse umane, strumentali e strutturali tali da contrastare efficacemente tentativi di destabilizzazione della sicurezza interna delle carceri. Per queste ragioni - conclude il presidente Moretti - ritengono inevitabile l'attuazione di misure straordinarie».

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