Fotovoltaico a Tuscania e Montalto, nuovo ricorso di Mic e Consiglio dei ministri contro il no

Fotovoltaico a Tuscania e Montalto, nuovo ricorso di Mic e Consiglio dei ministri contro il no
di Luca Telli
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Giovedì 22 Luglio 2021, 06:35

Fotovoltaico a Tuscania e Montalto di Castro, Ministero della cultura e Consiglio dei ministri giocano la carta del Consiglio di Stato. I ricorsi contro la realizzazione delle centrali sono stati presentati nella giornata di lunedì.

Una strada, quella che passa dall’ultimo grado della giustizia amministrativa, che Governo e Ministero hanno deciso di intraprendere a pochi giorni dallo stop alle nuove autorizzazioni di impianti eolici e fotovoltaici a terra di grandi dimensioni, arrivato con un emendamento dell’assessore alla transizione ecologica della Regione Lazio, fino al 30 giugno 2022 e che lascia aperto il cerchio.

Il lungo braccio di ferro tra imprese proponenti da una parte e Soprintendenza e associazioni ambientaliste dall’altra era partito poco dopo il via libera, da parte della Regione, dei progetti in data 29 marzo e 31 maggio 2019. Decisioni, queste ultime, arrivate nonostante, nell’ambito del procedimento di valutazione di impatto ambientale, la Soprintendenza avesse avanzato una lunga serie di dubbi ambientali, naturalistici e amministravi: in primo luogo «per il pesante impatto ambientale sul contesto di paesaggio archeologico e storico”, quindi perché «contrario al piano energetico regionale (Per) del Lazio, già adottato con deliberazione della giunta regionale».

Opposizioni respinte dal Tar, che le aveva giudicate inammissibili, ma accolta nei fatti dal Consiglio dei ministri che, con delibera dell’11 giugno 2020, aveva congelato i progetti e la realizzazione di centrali lungo una superficie di 250 ettari di terreni agricoli «che, in questo modo perderanno le loro caratteristiche ambientali, paesaggistiche, socio-economiche per diventare una distesa di pannelli fotovoltaici”, era stata la denuncia degli ambientalisti.

Situazione mutata rapidamente. Il 28 maggio scorso, udienza del 12 maggio, infatti il Tar aveva cambiato le carte in tavola accogliendo le ragioni delle aziende proponenti annullando gli effetti della delibera del Consiglio dei ministri. Nella motivazione della sentenza il tribunale amministrativo aveva sottolineato come, «in mancanza di vincoli diretti, il parere della Soprintendenza non può assumere valenza ostativa al progetto qualora, come nella fattispecie, esso sia stato superato da una valutazione più ampia degli interessi coinvolti, valutazione assistita da una congrua motivazione».

E ancora come: «il parere del Ministero sia stato ritenuto non vincolante, pertanto,  la valutazione di prevalenza dell’interesse pubblico alla realizzazione del progetto è sorretta da una adeguata motivazione, essendo richiamato il cosiddetto decreto ministeriale “Burden Sharing”, adottato dal Ministero per lo sviluppo economico, che ha indicato, per la regione Lazio, l’obiettivo vincolante della copertura del fabbisogno energetico, entro il 2020, con una percentuale pari all’11,9% di energia derivante da fonti rinnovabili».

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