Roma, movida a suon di superalcolici a Testaccio malgrado l'ordinanza anti-alcol

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(di Giampiero Valenza)

L’ordinanza anti-alcol del sindaco Raggi non viene rispettata nei locali della movida. Lo stop delle 2 di notte viene superato nei locali dove la richiesta di superalcolici, anche tra i giovani, è sempre alta. A mezzanotte, infatti, il divertimento deve ancora cominciare e l’intenzione è quella di tirar tardi il più possibile. E’ a quell’ora che a Testaccio i ragazzi si preparano a entrare per locali. Questo è uno di quelli che attraverso i social fa la sua fortuna. Si ammaliano i clienti con il lancio, attraverso Facebook e Instagram, di un evento tutto Reggaeton e Hip Hop. Il personale è vario: dal buttafuori cinquantenne dal viso duro al migrante che controlla l’ingresso ai bagni, dalle pr tacco 12 e pellicciotto finto, al barman che ogni tanto fa cilecca e fa volare i cubetti di ghiaccio. La clientela è giovane, molto: chi ha 30 anni sembra decisamente fuori luogo. In poco meno di mezz’ora, dopo la mezzanotte, in centinaia riescono a entrare nel locale che altro non è che una grande pista da ballo, uno spazio privé e un bancone dove si servono i cocktail. E’ una nottata di pienone. All’inizio c’è chi accenna a timidi passi di danza ma poi ci si lascia scaldare dal ritmo. Ad essere le più intraprendenti sono le ragazze: sembra quasi come stia a loro iniziare quella danza di movenze dallo sfondo sessuale che attira i più giovani. Gruppi di amiche si strusciano, guardano le eventuali prede che si avvicinano, ammiccano a quelle più interessanti. Si fuma (e tanto): in aria non si sente solo l’odore di tabacco. Lo fanno anche i giovanissimi: quelli che, dal viso, sembrano essere più piccoli di quei 18 anni che, all’ingresso del locale, sembrano essere un limite inderogabile. A un certo punto, anche per loro, inizia la corsa al bancone del bar: 5 euro un bicchiere di birra, 10 un superalcolico. Avere un bicchiere come quelli tra le mani è un must. C’è chi, tra i ragazzi, si avvicina con la mano semichiusa, come a voler nascondere qualcosa, pasticche che poi si butteranno giù lontano dagli sguardi indiscreti. La notte è piccola e nasce una competizione sempre più forte tra le donne: continuano il loro gioco, gli uomini si avvicinano. La musica è alta e si parla all’orecchio. “Sei rimasta senza ragazzo?”, dice uno di loro a una che dalla faccia sembra essere poco più che ventenne. Lei risponde e gli fa capire che però lui non fa al caso suo che la saluta accarezzandole la testa. In bagno si va uno alla volta, e c’è chi tiene il contro di chi è dentro e fa smaltire la coda. Intanto in sala, complice il buio e l’alcol, la strusciata è quasi d’obbligo. E nella disco la promiscuità è tale che col passare delle ore si formano nuovi gruppi, in un fluido movimento dove coppie si creano e si scompongono. Intanto la notte fa il suo corso e cancella mente e inibizioni. Non esiste “ciao, come ti chiami”, ma ci si avvicina e si rimorchia quasi per forza d’inerzia. Col passare del tempo le donne sembrano meno selettive e fa sempre più caldo. Diventa il momento buono anche per i rimastini. Così in gergo chiamano chi ha fatto uso di droghe e che ormai ha effetti permanenti sul suo corpo. Gente talmente provata nel viso che sembra paghi in questo modo il prezzo della sua vita sociale. In un attimo ora, a notte inoltrata, riescono a trovare compagnia. Così ci si struscia e ci si bacia. Poi si esce. C’è chi si ferma sul muretto e chi si sdraia dietro le mura. Sono loro la fortuna dei furgoncini-ristoranti dello ‘zozzone’, quello che poi vende il panino che spezza la fame dopo aver trangugiato l’alcol del locale. E la notte va avanti così, in attesa dell’alba.

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