Mafia nigeriana tra riti voodoo sulle donne e sette segrete, decine di arresti in Italia

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Riti voodoo, sette segrete dalla struttura militare e dalla «inaudita ferocia» che sfruttavano donne vittime di tratta e mendicanti per arricchirsi, tra pestaggi e accoltellamenti. Sono queste le caratteristiche delle due gang nigeriane sgominate dalla Dda di Bari nell'indagine che ha portato oggi all'arresto in tutta Italia e all'estero di 32 persone (49 indagati in totale), tutti cittadini nigeriani ospiti fino al 2018 del Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Bari-Palese. È qui che i due gruppi criminali, i Vikings e gli Eiye, più noti come "Rossì e Blu" dai colori dell'abbigliamento scelto in occasione dei loro summit, avevano stabilito la loro base operativa, prima di spostarsi nel quartiere Libertà, dove convivevano senza farsi concorrenza con la mafia locale barese.

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Lo sfruttamento della prostituzione era la loro principale attività di arricchimento, il primo anello della catena della loro regola criminale, quella delle 'tre d', donne-denaro-droga, con le donne costrette a sottomettersi con violenza fisica e psicologica, in quanto considerate «oggetti fabbricasoldi», «ceto inferiore buono solo a soddisfare le esigenze sessuali della comunità maschile - spiegano gli inquirenti - e a produrre denaro». I due anni di indagini della Squadra Mobile di Bari, coordinate dalle pm Simona Filoni e Lidia Giorgio, hanno documentato «squallide vicende di sfruttamento», scoperte grazie alle denunce di molte delle vittime e rituali violenti per il reclutamento degli adepti. Nella primavera 2017 la Polizia ricevette anche una lettera da alcuni cittadini nigeriani ospiti del Cara, tra i quali il pastore spirituale del Centro, contenente una richiesta di aiuto. «Imploriamo il governo italiano di proteggerci - scrivevano - perché non eravamo al sicuro in Nigeria, per questo siamo scappati, e ora in questo centro non siamo al sicuro a causa di queste sette».

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La Procura ha invitato a «non strumentalizzare questa vicenda», perché se da un lato ci sono criminali che hanno commesso reati e che vanno perseguiti indipendentemente dal colore, dalla razza o dal Paese di provenienza, dall'altro ci sono tanti loro connazionali che sono invece vittime e che hanno collaborato con la giustizia. La forza di assoggettamento e intimidazione dei due gruppi criminali era tale che persino le 'maman' nigeriane che operavano a livello locale erano totalmente asservite alle loro richieste relative alla necessità di piazzare ragazze in strada per farle prostituire. Stessa violenza era riservata ai mendicanti, costretti a pagare il pizzo sull'elemosina per garantirsi una postazione davanti ai supermercati di Bari e provincia.

A conferma del clima di terrore diffuso nella comunità nigeriana barese, gli interpreti incaricati dalla Procura di Bari delle traduzione dei dialetti usati dagli indagati per comunicare, hanno accettato solo a condizione che negli atti i loro nomi fossero omessi, per paura di ritorsioni. Quelle di Bari sono solo due delle numerose gang nigeriane diffuse sul territorio italiano con almeno 13 «nest» (cellule operative), ed europeo, tutte ritenute propaggini delle storiche confraternite universitarie nate in Nigeria negli anni '50 e trasformatesi in gruppi armati a partire dagli anni '80. Ancora oggi, secondo gli investigatori, «da Benin City arriva l'ordine e in Italia si esegue», con la creazione in ciascun territorio di «una sorta di Stato dentro lo Stato, fatto di proprie regole e totalmente incurante delle leggi».

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