Juventus, le intercettazioni degli ultrà: «Il permesso di entrare in curva te lo devo dare io»

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«I True Boys non esistono: il permesso di entrare in curva te lo devo dare io». Questo il contenuto di un'intercettazione nell'ambito dell'inchiesta su alcuni gruppi ultrà della Juventus, che ha portato a 12 arresti. L'inchiesta ha rilevato «condotte prevaricatrici» messe in atto «nei confronti di alcuni 'Club Doc Juventus'» ai quali, in alcune occasioni, è stato «imposto di rimuovere gli striscioni nonché nei riguardi del neo sodalizio ultras ' True Boys', mai accettato in curva». E infatti «i true boys non esistono», dice Toia. Le telecamere mostrano la "rappresaglia" nei confronti del gruppo True Boys, con tanto di incendio della maglia allo stadio.

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Sono complessivamente 37 le persone indagate nella maxi operazione condotta dalla Digos di Torino nei confronti di gruppi ultrà in tutta Italia. Di queste 6 persone sono in carcere, 4 ai domiciliari mentre per due è scattato l'obbligo di dimora. Tutti gli indagati sono colpiti da provvedimento Daspo fino a un massimo di 10 anni. Nel corso delle indagini sono state fatte 225 mila intercettazioni. Tra il materiale sequestrato oltre a striscioni, stendardi, magliette, un bassorilievo raffigurante il volto di Mussolini e una targa con medaglia al "Miglior capo" ritrovata nella casa del leader dei Drughi Gerardo Mocciola.

Secondo investigatori ed inquirenti, dalle intercettazioni e dalle attività d'indagine sono emersi «incontrovertibili elementi probatori» nei confronti dei soggetti coinvolti nell'inchiesta, che sarebbero responsabili di una «precisa strategia estorsiva» nei confronti della Juventus. In sostanza, la decisione della società bianconera al termine del campionato 2017-18 di togliere una serie di privilegi ai gruppi ultrà, ha scatenato la reazione dei leader storici delle varie sigle, che si sono dati da fare con ogni mezzo per riavere quei vantaggi che gli erano stati tolti e per affermare la loro posizione di forza nei confronti della società. Ma non solo: dall'indagine è emerso inoltre che uno dei principali gruppi del tifo bianconero, i 'Drughì, riusciva a recuperare centinaia di biglietti per le partite allo Stadium con una «capillare attività» in tutta Italia, grazie alla compiacenza di alcuni titolari di agenzie e negozi abilitati alla vendita dei tagliandi delle partite della Juve.

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