Toscana, a Capalbio percorsi d'arte e..."di-vini"

Capalbio, l'installazione "Parnaso" di Thomas Lange_credits Courtesy of Press Office
di Gustavo Marco Cipolla
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Giovedì 7 Ottobre 2021, 10:41 - Ultimo aggiornamento: 10:43

Scoprire e valorizzare il territorio toscano nella stagione delle vendemmie. A Capalbio, itinerari multisensoriali fondono la magia della pittura e della scultura al gusto raffinato delle etichette vinicole di pregio in occasione dell’ottava edizione della manifestazione Arte e Vino, sino al 3 novembre. «L’arte contemporanea qui ha una lunga storia e, in fondo, c’è sempre stata. Confrontandoci con i produttori locali, siamo giunti alla conclusione che i processi produttivi dei vini hanno qualcosa di creativo. Si punta spesso sull’innovazione e le caratteristiche sono proprio quelle che animano l’estro artistico moderno. Volevamo evitare di collocare le opere all’interno di aziende vitivinicole generando una sorta di arredamento o una semplice decorazione. La complessità del percorso tiene conto della tradizione dei luoghi, della conformazione, dell’heritage. Abbiamo invitato gli artisti a realizzare lavori che fossero ragionamenti connessi con la specificità territoriale e l’urbanistisca, affinché diventassero parte integrante delle meraviglie paesaggistiche che ci circondano e in cui si inseriscono.

 

Il mecenatismo capalbiese si fa risalire alla famiglia Caracciolo attraverso il celebre Giardino dei Tarocchi, tramite la messa a disposizione di un terreno di proprietà che così consentì alla pittrice Niki de Saint Phalle di dare alla luce il suo capolavoro ambientalistico più importante», spiega Davide Sarchioni, curatore insieme a Dimitri Angelini del progetto espositivo diffuso in sei rinomate cantine del borgo medievale in provincia di Grosseto. Installazioni site-specific, mosaici bidimensionali ispirati alla scuola tedesca di design Bauhaus, interventi a spirale in policarbonato alveolare, pensati da Marco Milia, si dipanano tra le botti in legno dialogando con il profumo del mosto. L’itinerario autunnale si estende nella cittadina di Manciano dove si trovano creazioni originali e inedite che preservano l’autenticità del passato proiettandosi nel futuro. «L’idea è antecedente alla nascita di Fondazione Capalbio del 2020, che ha dunque circa due anni di attività. Però l’intento, sin dalle origini, è stato quello di promuovere eventi volti ad accendere i riflettori sulle bellezze nostrane, ascoltando le esperienze già in essere per aiutarle a crescere. "Arte e vino" è un prodotto dell’associazione culturale "Il Frantoio", di cui vado molto fiera. Dall’unione dei viticoltori, abbiamo cercato di legare l’ispirazione del paesaggio all’arte, compresa quella internazionale. Fondamentale è il valore artistico, quindi come questo riesce a fondersi al tema che scegliamo annualmente relazionandosi con la località che scultori e pittori abitano mediante il loro talento. Il bello, la cultura e il saper vivere bene sono il vero filo conduttore. La nona edizione sarà una sorpresa, rinforzando ancora di più il connubio tra pubblico e privato», chiosa l'ideatrice e presidente della "Fondazione Capalbio" Maria Concetta Monaci. Promossa in collaborazione con l’associazione "Capalbio è vino", la kermesse è stata resa possibile grazie al contributo di "Fondazione CR Firenze", "Banca Tema" e il sostegno tecnico di "TerraMedia", patrocinata dal Comune nell’ambito del circuito Il Luogo dei Sogni.

Linguaggi espressivi differenti, accomunati dalla passione, si intrecciano nella visione delle alture e dei campi lussureggianti, utilizzando materiali sperimentali o recuperati in loco e in laboratorio. La creativa toscana Samantha Passaniti ha edificato “Il Tempio del Cerchio”, nei pressi di un’azienda bio: un’installazione circolare dall’intrinseco significato spirituale che sembra un monumento sacrale, e richiama alla memoria il sito neolitico di Stonehenge, emblema di un certo simbolismo antropologico in cui spicca la centralità umana pervasa da miti, culti e leggende. Alla tenuta con vista sulle coltivazioni di Vermentino, Caburnio e Monteti della Maremma, l’olandese Mara van Wees, con Alberto Timossi, ha ideato “You are welcome”, un mosaico a tappeto sui toni del rosso che sposa il colore dell'uva e delle vigne, diversificandosi da quello precedente e tendente al blu all’Aventino di Roma. Una tecnica povera che scaturisce dalla “dimenticanza”, il riuso di avanzi edili come la guaina, le lastre zincate e il ferro in uno storytelling ottico che riporta all’architettura musiva non come ornamento di mero abbellimento, ma con lo scopo di "colmare un vuoto", parafrasando Leon Battista Alberti nei “Profugiorum ab aerumna”. Nel decoratissimo e ionico "Tempio di Artemide" a Efeso, ad esempio, non si pensò al pavimento, rimasto spoglio e privo di orpelli. Da qui il concetto di negligenza che si accosta nel cammino alla scultorea “Despina.

From the outside in”, ispirata a “Le città invisibili” di Italo Calvino, indagando sull'estetica dello spagnolo Francisco Sobrino che con Julio Le Parc fondò nel 1960 il cosiddetto “Groupe de Recherche d’Art Visuel” (Grav). Il piglio ingegneristico di van Wees plasma l’argilla tra utopie architettoniche e geometrie che ricordano il neoclassicismo monolitico d'oltralpe di Étienne-Louis Boullée nonché l’espressività di "costruzioni parlanti". I due imponenti “Cavalieri” di Vincenzo Pennacchi incantano il visitatore presso Montauto, nella zona di Manciano. Sculture nel segno dell’upcycling, in cui vengono assemblati oggetti inutilizzati, coinvolgono chi osserva nel romantico universo fiabesco dei combattenti di un tempo che, tuttavia, aiutano a riflettere sugli eroi dei nostri giorni in seguito all’emergenza pandemica. Ventiquattro gli elementi in terracotta policroma, di svariate dimensioni, utilizzati da Thomas Lange nella location di Vigna sul Mare, che svela il suo “Parnaso”. Fra gli ulivi l’atmosfera classica convive con le nuance accese e contrastanti di un’intensa azione pittorica, quasi a ricercare in un flusso continuo il sublime kantiano.

Accademia di Aracne, invece, nell’area de Il Ponte con “Vive le vin” coglie le suggestioni dell’illustrazione “Vive l’amour” di Niki de Saint Phalle datata 1990. Gli alberi centenari si vestono di patchwork multicolor crochet, evocando il divertissement dell'expo en plein air “Back to nature” a Villa Borghese nella Capitale. Dapprima si chiamava “Apollo resisti”, poi Davide Dormino ha ribattezzato “La Porta di Apollo” il portale classicheggiante formato da due colonne lignee legate, nella parte superiore, da due gambe bronzee divaricate. La struttura a triangolo somiglia a un timpano che si trasforma in un macro-buco della serratura da cui guardare i vigneti di Monteverro. "Palazzo Collacchioni" e la "Galleria Il Frantoio" ospitano l’esposizione dal forte messaggio femminista e ambientalista “Il Luogo dei Sogni: Il Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle”, con la curatela dell'esperta Lucia Pesapane e lo scenografico allestimento di Viviana Panaccia. Oltre 100 tra disegni, video, assemblage, composizioni 3d, collage, studi preliminari, maquette in creta nuda e foto dagli anni ’60 ai ’90 - alcune mai mostrate - provenienti da collezionisti e in sinergia con le Fondazioni "Il Giardino dei Tarocchi" e "Capalbio" accanto a "The Niki Charitable Art Foundation".

Un omaggio alla poliedrica artista franco-americana del "Nouveau Réalisme", artefice del favoloso parco esoterico sulla collina di Garavicchio, che coincide con la retrospettiva "Structures for Life" a lei dedicata al Moma di New York fino allo scorso settembre. Un viaggio iniziatico, quello del Giardino, che dagli Arcani maggiori, passando per le figure dell’Angelo e della Temperanza, o della Luna, varcando il muro perimetrale permette di conoscere un “luogo senza frontiere” e affrontare mitologici draghi o demoni, imbattendosi in profeti ed iconiche regine. Lì la fantasia è realtà.

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