CORONAVIRUS

Lettera choc a monsignor Delpini dalla mamma di un ragazzo abusato da un prete: «Lei ci ha ignorato»

Giovedì 9 Aprile 2020 di Franca Giansoldati
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Città del Vaticano – Mamma coraggio ha scelto il periodo della settimana santa per scrivere una durissima lettera aperta all'arcivescovo Mario Delpini, di Milano. Si tratta della mamma di un figlio abusato da un sacerdote milanese che venne spostato in una parrocchia proprio per ordine di Delpini, diversi anni fa. Il sacerdote fu poi condannato da un tribunale, e Delpini ammise in aula tanti errori ma la cosa che più pesa ora a Cristina Balestrini Giudici, la mamma del ragazzo, è il silenzio di tomba che continua ad avvolgere il caso abnorme del figlio (e sul quale la magistratura italiana si è espressa condannando il prete abusatore).

Cristina è una infermiera che in questo momento è impegnata a curare i malati di coronavirus, ma da cattolica convinta, continua con coraggio a portare avanti la battaglia per la sua famiglia e per avere dalla Chiesa trasparenza, coerenza, ascolto. Cosa che a suo dire finora sono mancati. 

Nel maggio dello scorso anno, scrive la signora a Delpini «le scrissi che dopo quasi otto anni di inutile attesa di un Suo cenno, a seguito dell’abominevole abuso sessuale (così come definito dalla sentenza di primo grado del Tribunale penale di Milano che esclude categoricamente ogni ragionevole dubbio) subìto da nostro figlio Alessandro, ad opera di don Mauro Galli – oggi condannato a sei anni e quattro mesi di carcere – abbiamo deciso di scriverle di nuovo».

«Il Suo incredibile e dirompente silenzio, rispetto alla Sua personale maldestra gestione dello spostamento del prete quale improbabile e inopportuna risoluzione del problema – maldestro comportamento definito a suo tempo in questi precisi termini e per iscritto dal cardinale Angelo Scola – stride con quanto quasi quotidianamente il Santo Padre proclama in merito alla lotta contro pedofilia, obbligandoci quindi a contattarla scrivendoLe pubblicamente. Riteniamo che in otto lunghi anni, se avesse voluto fare il primo passo, avrebbe avuto tutto il tempo necessario per contattarci, dunque ora, per amore della Chiesa lo facciamo noi».

La famiglia ha mai ricevuto nessuna risposta da Delpini e mai sono stati ricevuti, nonostante l'impegno formale che è stato preso a livello nazionale dalla Cei, su sullecitazione del Papa che ha sempre chiesto di tutelare e dare ascolto alle vittime. 

«Fa più rumore il Suo silenzio, perché è un silenzio assordante» denuncia la signora che aggiunge: «Siamo nella Settimana Santa, o Settimana Autentica: una strana settimana Santa in tempo di pandemia. Il “popolo” non potrà nemmeno accedere alle celebrazioni liturgiche. Ma le vittime sono già state “cacciate” dalla Chiesa, ben prima della pandemia e della chiusura delle Chiese. Alle vittime dei preti pedofili è stata chiusa la porta della Fede... ma sa, monsignor Delpini, le vittime non hanno perso la fede a causa dell’abuso sessuale subìto».

«Sappia che questo Venerdì Santo le vittime dei preti pedofili sono ai piedi della Croce. Invisibili. Silenziose. Da sole. Solo chi vive con loro ha in mente quale possa essere la profonda ferita che è stata inferta alla loro anima.  Strana Santa Pasqua sarà quest’anno anche per noi. Santa Messa per televisione: per me un grande dolore, che vivo ogni domenica da sei settimane, cioè quello di non poter ricevere la Comunione ma anche un grande vantaggio: poter azzerare il volume della tv durante l’omelia! Il mio cuore piange, non vi è ancora la possibilità di vivere la Resurrezione nelle case delle vittime dei preti pedofili».

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