CORONAVIRUS

Papa Francesco chiede di non sparlare degli altri: «La maldicenza è un virus più pericoloso del Covid»

Domenica 6 Settembre 2020 di Franca Giansoldati
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Città del Vaticano – «Sparlare degli altri è un virus più brutto del covid». Mai spiattellare ai quattro venti gli sbagli degli amici perché questo contribuisce a creare divisioni interne e allontanare le persone. Il concetto di fratellanza - al centro della terza enciclica di Papa Francesco che firmerà ad Assisi il 3 ottobre - può essere declinato in diversi ambiti. In famiglia, nella chiesa, nelle comunità, tra gli Stati. 

All'Angelus Bergoglio ha affrontato il tema della cosiddetta correzione fraterna. Che fare allora quando un fratello o una sorella sbagliano? Tra i suggerimenti forniti – ha spiegato - molti sono contemplati nel Vangelo. «Gesù, infatti, suggerisce una pedagogia del recupero, articolata in tre passaggi. In primo luogo dice: Ammoniscilo fra te e lui solo cioè non mettere in piazza il suo peccato. Si tratta di andare dal fratello con discrezione, non per giudicarlo ma per aiutarlo a rendersi conto di quello che ha fatto».

Francesco a questo punto, andando a braccio rispetto al testo scritto, ha approfondito l'argomento ricordando che quando vengono notati «uno sbaglio o una scivolata di un fratello» la prima cosa è farne un pettegolezzo. «Andare a raccontare agli altri, a chiacchierare. Ma le chiacchiere chiudono il cuore alla comunità». I danni che questo atteggiamento causa sono diversi. Addirittura minano «l'unità della Chiesa». Francesco è convinto che dietro a questa deriva ci sia una azione diabolica. «Il grande chiacchierone è il diavolo che sempre va dicendo cose brutte sugli altri, perché lui è il bugiardo che cerca di disunire la chiesa, disunire i fratelli e dividerli». 

Parlando dalla finestra del palazzo apostolico ha così ripetuto che è importante fare sforzi per evitare gossip, maldicenze, calunnie. Un tema che ha affrontato in diverse predicazioni. «Facciamo uno sforzo. Lo sforzo indicato è l'imitazione dell'amore di Gesù che ha accolto pubblicani e pagani scandalizzando i benpensanti dell’epoca. Non si tratta perciò di una condanna senza appello, ma del riconoscimento che a volte i nostri tentativi umani possono fallire, e che solo il trovarsi solo davanti a Dio può mettere il fratello di fronte alla propria coscienza e alla responsabilità dei suoi atti». 

Se la correzione fraterna non dovesse funzionare ecco che allora «è meglio il silenzio e la preghiera che viene definita una sana abitudine».

Ultimo aggiornamento: 12:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA