Maradona, Papa Francesco: quegli abbracci con «el mi amigo», insieme per aiutare i poveri

Maradona, Papa Francesco: quegli abbracci con «el mi amigo», insieme per aiutare i poveri
di Franca Giansoldati
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Giovedì 26 Novembre 2020, 00:06 - Ultimo aggiornamento: 15:00

CITTÀ DEL VATICANO «Gracias por los pobres». Era quello che Maradona diceva dell’altro argentino più famoso, Jorge Mario Bergoglio. La notizia della morte del Pibe de Oro è arrivata a Santa Marta nel pomeriggio e il Papa lo ha ricordato con affetto, con una preghiera. Cinque anni fa Diego Armando Maradona era arrivato a Roma per conoscerlo meglio. Voleva capire se effettivamente Francesco era come lo descrivevano i giornali e le televisioni, se era alla mano come un prete callejero, oppure se nel frattempo aveva assunto l’impronta del sovrano, con la corte e tutto il resto. Maradona era rimasto con lui per un quarto d’ora abbondante, il tempo di scambiare alcune battute, ricordare l’epopea del San Lorenzo, la squadra di calcio di Buenos Aires tifata da Bergoglio sin da bambino. 


AMBASCIATORE
Dal Vaticano Dieguito ne era uscito con un rosario in mano, il cuore più sollevato, una benedizione in tasca e la convinzione che era sicuramente giusto dare il meglio per le Scholas Occurrentes e diventare ambasciatore a favore dei bambini disagiati, come gli chiedeva Bergoglio. Pensare che anni addietro Dieguito aveva avuto un incontro anche con un altro Papa – Giovanni Paolo II - ma non gli aveva strappato tanto entusiasmo. Ne parlava apertamente. Si era anche fatto l’idea di un Vaticano «con i tetti d’oro» e tanto freddo attorno.

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Cosa che, invece, quella barriera e quei pregiudizi gli erano caduti, sbriciolati con Francesco che era diventato «el mi amigo»; così quando lo ha rivisto anche l’anno successivo lo ha abbracciato con talmente tanto trasporto da lasciare di stucco i presenti, nella sede di Scholas Occurrentes, a Trastevere, nel complesso vaticano di san Callisto. I poveri, quelli che non hanno da mangiare nei barrios più difficili delle metropoli dell’America Latina hanno fatto da cartina di tornasole all’azione di una Chiesa che finalmente, agli occhi di Diego Armando, andava finalmente nella direzione giusta. Ed è stato questo il legame invisibile tra il campione di calcio e il Papa proveniente dalla fine del mondo a farlo riavvicinare alla fede, a non essere così distante.

«Vorrei davvero ringraziare Francesco per tutto l’affetto che mi dà - aveva confessato Maradona - È un fenomeno, e so che farà qualcosa per i ragazzi. Abbiamo un Papa fantastico. Noi due abbiamo parlato di molte cose, dell’impegno affinché i giocatori si uniscano e facciano qualcosa per i bambini che non mangiano in molte parti del mondo. E siamo stati d’accordo totalmente, anche se siamo consapevoli che ci vorrà molto tempo. Oggi posso dire di essere sostenitore di Francesco. Il primo sostenitore di Francesco sono io». In fondo erano due sogni che si incrociavano, un po’ come fare goal. A proposito dell’incontro col Papa, Maradona aveva anche aggiunto: «Mi tratta come un fratello e tratta tutti nella stessa maniera. Lui tratta tutti allo stesso modo: bacia tutti, abbraccia tutti. Lui ha poco tempo a disposizione, lavora tantissimo ma trova sempre il tempo per tutti».


IL VIAGGIO
Maradona aveva un chiodo fisso: «Dobbiamo fare qualcosa per i bambini che non mangiano in molte parti del mondo». Il suo rammarico era di non potere aiutare tutti. «Ci sono ragazzi che continuano a giocare a calcio, ai quali bisogna comprare gli scarpini, che non hanno un campo dove giocare». Mentre lo raccontava forse rivedeva se stesso da piccolo con gli stessi problemi, lo stomaco vuoto, tanta energia nelle gambe e il sogno di diventare campione. Ora le preghiere di Papa Bergoglio lo accompagneranno in questo viaggio, l’ultimo, inaspettato per una partita stavolta senza fine. 
 

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