Papa Francesco: «In nome di Dio basta bombe a Gaza»

Papa Francesco: «In nome di Dio basta bombe a Gaza»
di Franca Giansoldati
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Città del Vaticano – Mentre sale il bilancio delle vittime dei raid israeliani della notte scorsa a Gaza - 26 morti, di cui 10 e 8 bambini – e mentre la Jihad islamica annuncia di voler vendicare il sangue dei bambini uccisi, il Papa da San Pietro ha gridato a palestinesi e israeliani: «In nome di Dio faccio appello alla calma e a chi ha responsabilità di far cessare il frastuono delle armi e di percorrere le vie della pace anche con l'aiuto della comunità internazionale». In questi giorni il Vaticano ha raccolto i timori di chi vive in Terra Santa e l'argomento è stato al centro anche di colloqui a livello diplomatico.

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Francesco si è detto «grandemente preoccupato» per quello che sta accadendo denunciando l'escalation. Ha parlato dei violenti scontri tra «la Striscia di Gaza e Israele che hanno preso il sopravvento e rischiano di degenerare in una spirale di morte e distruzione». Il pontefice nelle poche parole pronunciate al termine dell'Angelus non ha mai menzionato il nome di Hamas, nè fatto cenno al fatto che è stato iscritto dall'Europa all'elenco dei gruppi terroristici. «Numerose persone sono rimaste ferite e tanti innocenti sono morti, tra di loro ci sono anche i bambini e questo è terribile, è inaccettabile. La loro morte è segno che non si vuole costruire il futuro ma lo si vuole distruggere». Infine l'appello bipartisan: «Preghiamo affinché israeliani e palestinesi possano trovare la strada del dialogo e del perdono, aprendosi passo dopo passo ad una convivenza tra fratelli».

 

Nel 2015 Papa Francesco aveva impresso una accelerata al riconoscimento dello Stato palestinese e aveva fatto annunciare, attraverso un comunicato, che la Santa Sede era prossima ad un accordo bilaterale con lo Stato Palestinese dopo che l'Onu nel 2012 aveva approvato una Risoluzione che riconosceva la Palestina quale stato osservatore non membro delle Nazioni Unite. Una mossa che aveva irritato non poco Israele. Francesco aveva poi giudicato negativamente la decisione del presidente Trump di spostare l'ambasciata americana a Gerusalemme (decisione confermata successivamente anche da Biden), sostenendo di fatto le ragioni del mondo arabo. Di fatto la Terra Santa resta un terreno minato sul quale il Vaticano deve continuamente barcamenarsi per non compromettere la minoranza cristiana e il suo futuro. Papa Francesco ora ha paura che la situazione possa sfuggire di mano: «Il crescendo di odio e violenza che sta coinvolgendo varie città in Israele è un ferita grave alla convivenza pacifica tra i cittadini che sarà difficile rimarginare se non si apre subito il dialogo.- Mi chiedo: l'odio e la vendetta dove porteranno? Davvero pensiamo di costruire la pace distruggendo l'altro?»

Se le parole del Papa sono state calibrate, meno diplomatici e più diretti sono stati i missionari. Le principali riviste missionarie (Nigrizia, Mosaico di Pace, Missione Oggi, Pax Christi) davanti ai bombardamenti nella Striscia di Gaza hanno chiesto all'Italia di non vedere più le armi a Israele per fermare “la pulizia etnica” . Stavolta l'appello è rivolto al premier Draghi.

Domenica 16 Maggio 2021, 15:16
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