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«Sì ai matrimoni e funerali in chiesa, ma anche senza messa»

Domenica 31 Gennaio 2021 di Ilaria Bosi
Monsignor Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente Ceu

SPOLETO - Matrimoni e funerali? «Non è necessario che sempre e comunque vi sia la celebrazione della messa». Dopo la rivoluzione messa in atto con l’abolizione della figura dei padrini e delle madrine di Cresima scelti esternamente e con la decisione di celebrare nel giro di 24 ore sia la Confermazione che la Prima Comunione, la Chiesa spoletina, e forse anche umbra, si prepara a una possibile nuova modalità di celebrazione per matrimoni, funerali e battesimi. La nuova visione, che chiama a un confronto presbiterio e comunità parrocchiali, è proposta dall’arcivescovo di Spoleto e Norcia, monsignor Renato Boccardo, che è anche Presidente della Ceu, Conferenza episcopale umbra. Nella lettera pastorale di fine settembre (dal titolo «Talità Kum», che sta a significare «Io ti dico: alzati!»), il presule apre una riflessione importante sul modo di celebrare i matrimoni in chiesa o i funerali e soprattutto sul grado di consapevolezza di chi riceve la benedizione. Una riflessione che è ancora in fase embrionale e che, se non adeguatamente valutata, potrebbe trovare resistenze anche all’interno degli ambienti ecclesiastici. Ma Boccardo, come ha ribadito nell’incontro con i giornalisti in occasione della ricorrenza del patrono, San Francesco di Sales, sembra convinto ad andare avanti: «C’è l’impressione – premette il Presidente dei vescovi umbri - che determinate celebrazioni, che noi viviamo abitualmente come possono essere i funerali o i matrimoni, o anche le prime comunioni e le cresime, sono diventati, e non si può generalizzare, degli appuntamenti sociali, che hanno perso quello che è il loro contenuto e la loro valenza, vale a dire momenti qualificanti della vita cristiana». E se le prime comunioni e le cresime vengono ricevute nell’ambito di un preciso percorso di catechesi, quanti tra i futuri sposi partecipano attivamente alla vita parrocchiale? Pochi, a quanto pare. Da qui la proposta: «Queste celebrazioni – dice Boccardo – si possono fare in maniera diversificata, non è necessario che sempre e comunque vi sia la celebrazione della messa. Ci può essere l’ascolto e l’accoglienza della Parola del Signore, ci può essere la benedizione che si dà sulla nuova coppia che inizia la vita familiare, la benedizione di Dio che si dà sul defunto, affidandolo alla sua misericordia, ci può essere un momento di preghiera comune e poi amministrare un sacramento, che può essere il battesimo o la cresima e così via. Ci sono modalità differenti, che corrispondono anche alla coscienza e all’appartenenza dei partecipanti». Boccardo ci tiene a evidenziare come questo percorso sia addirittura il più naturale e ovvio e non rappresenti certo una discriminazione: «Non si tratta di fare delle distinzioni tra buoni e cattivi – evidenzia - tutt’altro. C’è però una gradualità anche nella partecipazione, nel coinvolgimento. C’è un’educazione alla celebrazione dei sacramenti che non si può dare per scontata, purtroppo oggi più che mai. Dunque si può arrivare per gradi anche alla celebrazione dell’Eucarestia, ma non necessariamente sempre e comunque. Chi ha dei figli sa bene che a un bambino di due/tre mesi non si può dare una bistecca: dunque – è la metafora del presule - ci vuole la proporzione necessaria e questa gradualità in crescendo. Non dimentichiamo che siamo ormai in una società che non è più cristiana e non possiamo dare per scontato la coscienza, la preparazione, il coinvolgimento e la responsabilità di tutti indistintamente. Spesso ci si trova a celebrare matrimoni o funerali di fronte a un’assemblea completamente muta». Per questo, ne è convinto l’arcivescovo, è necessario decidere di volta in volta quale sia la celebrazione più idonea per chi si appresta a ricevere il sacramento. Il dibattito è aperto. 

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