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In Umbria inflazione (6,2%) ai livelli di 30 anni fa: tutti gli aumenti dei prezzi

In Umbria inflazione (6,2%) ai livelli di 30 anni fa: tutti gli aumenti dei prezzi
4 Minuti di Lettura
Giovedì 17 Marzo 2022, 09:00

PERUGIA La corsa dell’inflazione riporta indietro la regione di trent’anni. Gli indici provvisori dei prezzi rilevati nei due capoluoghi a febbraio, indicano una variazione annuale del 6,2% a Perugia e del 5,5% a Terni. Un’avanzata trainata dai listini energetici, con la bolletta elettrica che in un anno è cresciuta dell’87%. E al netto degli effetti delle tensioni internazionali, il mese scorso hanno subito aumenti record anche pasta, farina, burro e verdura. Da Regione e Fondazione contro l’usura arriva una prima risposta per mitigare gli effetti del caro bollette.
Il capitolo “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” pesa sempre di più nei bilanci delle famiglie che in un mese hanno subito aumenti fino al 6,8 per cento, sostenuti dai rincari dell’energia: +87% annuo (22,5% mensile) per l’elettricità, il 73-74% per il gas da riscaldamento (+6,8% mensile). Più caro anche il capitolo “Trasporti” con una crescita congiunturale del 2% (+8,7% tendenziale a Perugia) spinto dai prezzi dei carburanti che hanno subito un rialzo mensile di quasi il 5% e annuale compreso tra il 17% di Terni e il 22,9% di Perugia. Metano e gpl, insieme, mettono insieme una crescita annuale che il mese scorso ha sfiorato il 40% annuale e nelle ultime due settimane l’avanzata è proseguita.
Tra le pieghe del report mensile elaborato dai servizi statistici comunali dei due capoluoghi di provincia, emergono già i rincari che le famiglie stanno subendo nella spesa quotidiana. Per gli alimentari, rispetto al febbraio 2021, rilevato un +5,7% a Terni, un +7,2 a Perugia. In salita i prezzi di pane, pasta farina, burro, frutta e vegetali, con un aggravio – rispetto al febbraio 2021 – compreso tra il 10 e il 23%. Più cara anche la carne, ma con variazioni tendenziali contenute sotto il 9%: dal pollame al manzo, passando per carne ovina e caprina (+14,1% a Perugia). «Da sottolineare – si osserva dall’Ufficio statistica del Comune di Terni - che i dati si riferiscono a rilevazioni effettuate fino al 20 febbraio, pertanto non risentono ancora dell’effetto “guerra in Ucraina”». Più “salate” anche la colazione al bar e la spesa in rosticceria.
Il quadro d’insieme è fornito dall’indice dei prezzi sintetico che vede Perugia al top, con un +6,2% tendenziale, e Terni al 5,5% a un livello inferiore rispetto al dato nazionale, pari al 5,7% come rilevato dall’Istat. Variazioni annuali che, considerando il dato nazionale, riportano ai primi anni Novanta. E crescono le preoccupazioni nelle famiglie che si muovono tra economie e rinunce, tra richieste di rateizzazione e ricorso ai risparmi, col peso delle bollette (a Terni rilevato un +18% annuo anche nella tariffa dei rifiuti) sempre più ingombrante.
Una prima risposta a tale emergenza è arrivata da Regione e Fondazione contro l’usura con 120mila euro stanziati per sostenere il pagamento delle utenze di gas ed elettricità per l’anno 2022, scadute da almeno 30 giorni. L’intervento sarà veicolato sotto forma di prestito senza interessi, fino a un massimo di 1.200 euro a famiglia, somma che dovrà poi essere restituita in 36 rate mensili a partire dal tredicesimo mese successivo alla prima erogazione. Possono accedere a tale misura i nuclei familiari con Isee non superiore a 20mila euro: cittadini residenti o domiciliati in Umbria o soggetti non italiani con permesso di soggiorno in Italia da almeno cinque anni. Tutti non devono aver usufruito di benefici simili. Il bonus sarà erogato su base provinciale, il 60% su Perugia e il 40% su Terni. «L’Umbria è una delle prime regioni in Italia ad attivare questo tipo di intervento –spiega la governatrice Donatella Tesei - e vedremo se serviranno altre misure aggiuntive: è certo che è necessaria anche un’azione su scala nazionale». Un intervento in linea con le finalità della Fondazione. «Uno sforzo importante», aggiunge il presidente della Fondazione, Fausto Cardella che parla di intervento con liquidità proprie per circa il 15% del patrimonio. «La Fondazione ha ritenuto di stanziare risorse importanti per sostenere le famiglie, raggiungere una platea più vasta possibile e soprattutto intervenire prima per non avere problemi di usura». Un fenomeno latente verso il quale l’attenzione è massima anche sul lato prevenzione. «C’è una platea di persone, tra le quali i destinatari del bonus per il caro bollente – aggiunge il magistrato - che sono a rischio soprattutto per la piccola usura e a queste noi ci rivolgiamo in modo particolare».

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