Perugia, sequestrata in casa e minacciata:
«Ti faccio a pezzi, ti ammazzo»

Giovedì 31 Ottobre 2019 di Enzo Beretta
Fidanzata sequestrata per un’intera notte al termine di un violento litigio, picchiata con calci e pugni al volto che le hanno provocato fratture. E messaggi da mettere i brividi: «Ti faccio a pezzi, ti ammazzo». Sono queste le contestazioni mosse dalla Procura di Perugia a un albanese di 44 anni rinviato a giudizio ieri mattina dal giudice per l’udienza preliminare Valerio D’Andria. L’uomo è accusato dei reati di sequestro di persona, stalking e lesioni. Il suo processo inizierà l’11 giugno prossimo dinanzi al tribunale collegiale. Nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari notificato allo straniero nel giugno 2017 il pubblico ministero Anna Maria Greco elenca le contestazioni. Nel primo capo d’accusa è spiegato che la poveretta «è stata privata della libertà personale» e le è stato «impedito per tutta la notte - nel novembre 2016 - di uscire dall'appartamento di Perugia dove la donna lo aveva ospitato».

Più in particolare la persona offesa ha raccontato di essere stata «rincorsa e picchiata dopo una lite» scoppiata «perché lei voleva che il compagno lasciasse quell'appartamento». Soltanto l’indomani, quando l’albanese stava dormendo, la poveretta era riuscita a fuggire. Tra le accuse mosse all'imputato, difeso in aula dall'avvocato Antonio Aiello, ci sono anche le lesioni: stando alla ricostruzione l'imputato ha «ripetutamente colpito con pugni, calci al volto e schiaffi la donna procurandole fratture costali multiple con versamento pleurico», lesioni giudicate guaribili in 40 giorni.

Ecco, infine, l'accusa di stalking: considerando che la donna non aveva più fatto rientro a casa per paura, l'imputato aveva - si legge negli atti giudiziari - deciso di «minacciarla di morte per telefono, proferendo in più occasioni al suo indirizzo le parole 'Ti faccio a pezzi, ti ammazzo'». Agli atti sono finite anche le «innumerevoli volte» in cui la donna è stata contattata al telefono - circa duemila telefonate in cinque mesi, da novembre 2016 ad aprile 2017 -. Una condizione, questa, secondo la Procura umbra, che aveva «cagionato in lei un perdurante stato d'ansia e di paura, ingenerando il fondato timore per l'incolumità propria di vita e costringendola a modificare le proprie abitudini di vita». Le indagini sono state svolte dai carabinieri della stazione di Perugia diretti dal luogotenente Lorenzo Antoniello. «Dalla notizia di reato comunicata a questo ufficio e dall'attività di indagine compiuta - scrive il pm - emergono elementi che allo stato escludono di dare corso a una richiesta di archiviazione». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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