Perugia, aggrediti e minacciati
in strada «perché gay»

Mercoledì 9 Gennaio 2019
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La zona di via dei Priori
PERUGIA - «Per me il 2019 è iniziato male. Perché non importa quante battaglie abbia fatto per strada, quante dentro di me, quante guerre subdole abbia combattuto e vinto prima contro e poi insieme al mio corpo: la violenza normalizzante di questo mondo fa sempre paura». Inizia così il racconto di Lorenzo, un ragazzo perugino di poco più di vent’anni costretto a scappare per salvare la pelle. Scappare non da qualche balordo che voleva rapinarlo. Scappare semplicemente per via dei suoi gusti sessuali. Perché essere gay o “gender queer” può incredibilmente e assurdamente essere pericoloso, di questi tempi. Anche a Perugia.

Succede all’alba del primo gennaio. Lorenzo sta tornando verso la propria auto dopo la notte di San Silvestro passata in centro con gli amici. È lungo via dei Priori quando sente delle voci alle spalle. Un gruppo di ragazzi lo incrociano tra via della Stella e via dei Priori e decidono che gli eccessi dell’ultimo dell’anno e il fatto di essere in branco devono evidentemente e necessariamente trovare uno sfogo. «Io ombretto, rossetto, giacchetto appariscente e lo sguardo risoluto di chi ci è già passato. Ma anche telefono scarico, solitudine e terrore. Una paura incredibile. Di finire come tante storie che conosco, di non riuscire a combattere» scrive Lorenzo sul proprio profilo facebook qualche giorno dopo, quando quella paura finalmente è passata. «Mi hanno visto, hanno capito subito chi fossi e hanno iniziato a seguirmi e offendermi». La playlist di becerume da parte del gruppetto non merita nemmeno di essere raccontata, ma il peggio è che la cosa non finisce con le offese. Perché il gruppetto inizia a farsi sempre più minaccioso e continua a seguire il ragazzo. «Vista la chiusura delle scale mobili Pellini a quell’ora sono stato costretto ad allungare il giro per tornare alla macchina - continua Lorenzo - ho fatto finta di non sentire quelle voci, ho accelerato il passo e finalmente sono arrivato alla macchina. Solo dopo essermi chiuso dentro ho potuto tirare un sospiro di sollievo. Ma quell’atmosfera di pericolo fisico che ho provato è difficile da dimenticare».

Già, anche perché pare non essere un caso isolato. Sempre a cavallo tra vecchio e nuovo anno Lorenzo ha avuto notizia di un suo amico che in centro è stato aggredito con una bottiglia di vetro rotta. Sempre per lo stesso motivo. «Purtroppo molti ragazzi gay si trovano a subire certi tipi di atteggiamenti e di comportamenti violenti - prosegue Lorenzo -. Ma la sensazione che ho, piuttosto netta, è che ultimamente la situazione stia peggiorando. L’atmosfera che si respira è molto più tesa e non posso non pensare dipenda da un clima politico attuale di sicuro avverso nei confronti di chi esprime identità fuori dalla norma. Sono un attivista da tanto tempo e certi rischi li ho messi in preventivo. Ma aggressioni omofobe così esplicite a Perugia non erano fin qui capitate».

OMPHALOS: NON SI TRATTA DI CASA ISOLATI 
«Purtroppo non si tratta di casi isolati – commenta Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos – ma di numerosi episodi preoccupanti che in questi ultimi anni sono in deciso aumento nella nostra città. Omphalos riceve periodicamente denunce di omofobia, transfobia, discriminazioni e violenze, ma di tutti i casi solo una piccola parte arriva sulle scrivanie dell’associazione e ancora di meno sulle pagine dei giornali. La realtà è purtroppo più preoccupante anche se si fatica a prenderne atto.»

Omphalos si occupa da oltre 25 anni di assistere e supportare le persone gay, lesbiche, bisessuali, trans* e intersex sul territorio regionale offrendo loro assistenza psicologica e legale con i propri sportelli gestiti da professionisti avvocati e psicologi che mettono a disposizione gratuitamente la loro opera. Purtroppo sono ancora poche le persone che decidono di denunciare un atto di violenza e discriminazione di carattere omofobico o transfobico. Lo stigma e la paura di essere ulteriormente isolate alle volte la fanno da padrone. «L’aumento di omofobia, transfobia e discriminazioni ha però nomi e cognomi – continua Bucaioni – quando esponenti politici o delle istituzioni si permettono di offendere ed insultare pubblicamente le persone per il loro orientamento sessuale o per la loro identità di genere, offrendo così terreno fertile a violenti e omofobi che si sentono protetti dal pessimo clima politico che si respira a livello nazionale e a livello cittadino. Quando leggiamo e accettiamo passivamente dichiarazioni di consiglieri comunali, consiglieri regionali o di ministri o parlamentari che usano parole sprezzanti contro ogni tentativo di arginare discriminazioni e violenze contro le persone omosessuali e transessuali, non possiamo poi stupirci se per strada assistiamo ad un aumento di aggressioni e minacce.»

«Spero che questi episodi possano far riflettere se non la politica almeno la città, che tra pochi mesi sarà chiamata a scegliere la sua prossima amministrazione – conclude Bucaioni – non consegniamo la nostra città a chi fa della violenza e dell’intolleranza la propria politica. Ora sono omosessuali, transessuali, migranti, rom a subire violenze e discriminazioni, ma se accettiamo questo modello di odio domani potrebbe toccare anche ad ognuno e ognuna di voi.» 
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