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Pd come M5S, in Umbria dazio anti-Renzi da 30mila euro per chi cambierà casacca. Polemiche dal Nazareno

Domenica 29 Settembre 2019 di Federico Fabrizi
Il commissario del Pd umbro Walter Verini e la senatrice renziana Nadia Ginetti
PERUGIA - Un dazio da trentamila euro per chi sceglierà di passare con Renzi. O con qualsiasi altro gruppo. In Umbria il Pd blinda i candidati al consiglio regionale, ma stavolta è Zingaretti a copiare Di Maio.
Nel Cuore verde si voterà il 27 ottobre, in anticipo rispetto al previsto perché l’inchiesta sui concorsi all’ospedale di Perugia ha decapitato giunta regionale e Pd. Ieri sono state consegnate tutte le liste in Corte d’Appello e venerdì sera i venti dem in corsa per il parlamentino umbro sono stati convocati nello studio di un notaio, a Perugia, per firmare le candidature. «Già una novità rispetto al passato, quando era il notaio a presentarsi al partito», racconta uno del gruppo. Ma stavolta, insieme ai documenti standard, i candidati si sono trovati sotto il naso pure un contratto con tanto di penale. Gli eletti che decideranno di lasciare il partito prima di fine legislatura dovranno versare alla segreteria regionale trentamila euro.
Lo schema è stato studiato dal commissario del partito umbro, Walter Verini, insieme al nuovo tesoriere, il manager Paolo Coletti, chiamato a mettere in ordine i conti. La clausola “anti Italia Viva” serve alla segreteria regionale, oggi finanziata con i contributi degli eletti in Regione, che stavolta rischiano di essere pochi, se poi tra i pochi qualcuno dovesse pure decidere di andarsene si metterebbe proprio male. Verini è il commissario scelto da Zingaretti per guidare il partito dopo lo scandalo di concorsopoli, che ad aprile aveva portato ai domiciliari il segretario umbro del Pd, Gianpiero Bocci, eletto con le primarie solo qualche mese prima. Il commissario ha chiuso in zona Cesarini il “patto civico” con i pentastellati: tutti dietro all’albergatore di Norcia Vincenzo Bianconi, primo rossogiallo della storia, ma nella lista Pd ci sono almeno tre o quattro in odore di renzianità. E sono quelli dati ai nastri di partenza con un ottimo score di preferenze, quindi con molte chance di elezione anche in caso di sconfitta. L’uscente presidente del consiglio regionale Donatella Porzi, ad esempio, fu la più votata tra i dem la scorsa volta (8700 preferenze), lei per storia passata e recente non può certo essere definita zingarettina. Marco Guasticchi e Giacomo Leonelli, pure loro ottimi accumulatori di preferenze, hanno entrambi storie renziane, uno sulla sponda di Luca Lotti, l’altro su quella di Maria Elena Boschi.
E anche il viceministro Anna Ascani, di Città di Castello, renziana rimasta ferma a un passo dal salto, ha piazzato un paio di uomini fidati in lista. Il patto tra i candidati umbri ed il partito prevede, in caso di elezione, il versamento di mille euro al mese dei circa settemila dello stipendio da consigliere in Regione. Mille al mese per cinque anni fa sessantamila tondi tondi. I trentamila di penale sono la metà esatta. Ma il Pd in Umbria sa di dover chiudere i cancelli. A Terni, ad esempio, i malumori per l’intesa rossogialla e per la gestione del commissario potrebbero presto convincere qualche consigliere comunale dem a fondare il primo gruppo “ Italia Viva”. Tanto lì non c’è dazio d’uscita. 
LE REAZIONI
Ma è fuoco di fila sul commissario Verini. «Inseguire il M5S, prevedere una multa e una sorta di di vincolo di mandato per i candidati alle regionali del Pd in Umbria, non mi sembra affatto una buona idea. Il commissario del Pd Walter Verini ci ripensi», dice il capogruppo al Senato del Pd Andrea Marcucci.
Stessa linea da Matteo Orfini: «Il vincolo di mandato con la multa è fuori dalla cultura del Pd... Zingaretti intervenga al più presto per correggere questa sciocchezza». Ultimo aggiornamento: 19:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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