Omicidio di David Raggi, alla famiglia
solo 21 mila euro di indennizzo
La rabbia del padre:«La vita di mio
figlio vale meno di quella di un cane»

Lunedì 11 Marzo 2019
TERNI Non c'è alcuna responsabilità da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri, del ministero
dell'Interno e di quello della Giustizia per la mancata espulsione e carcerazione di Amine Aassoul, il marocchino,
clandestino e libero nonostante dovesse scontare un cumulo di pene di oltre sette anni, che nella notte tra il 12 e il 13marzo 2015 uccise a Terni David Raggi. Dunque ai familiari del giovane spetta solo un indennizzo sulla base del riconoscimento dei benefici della legge in favore delle vittime di reati violenti intenzionali: è quanto ha deciso la seconda sezione del tribunale civile di Roma, che ha condannato la stessa Presidenza del Consiglio al pagamento di 7.200 euro ciascuno nei confronti del padre, della madre e del fratello del ventisettenne.
La decisione è stata presa nell'ambito del procedimento intentato dagli stessi familiari della vittima nei confronti dei
due dicasteri e di Palazzo Chigi, ai quali veniva contestato il fatto che al momento della tragedia Aassoul - poi condannato a 30 anni in via definitiva per omicidio volontario aggravato - fosse clandestino e libero.
Il giudice non ha però rilevato responsabilità da parte dei due ministeri e della Presidenza del Consiglio, ma ha ritenutoche posso essere applicata la legge 122/2016 che istituisce l'indennizzo. «È una sentenza sorprendente non solo per l'entità del risarcimento di fronte ad una tragedia umana tale - ha commentato l'avvocato Massimo Proietti, legale della famiglia Raggi -, ma perché arriva un mese dopo che la Cassazione, con propria ordinanza per un altro procedimento, ha rimesso gli atti alla Corte europea per un'interpretazione autentica in ordine
alla legittimità o meno della modalità con cui lo Stato italiano ha recepito la direttiva europea, ponendo dubbi sull'equità dell'indennizzo». Per il legale la sentenza «è sorprendente anche perché ritiene che Amine Aassoul poteva stare in Italia e non poteva essere espulso in quanto convivente con madre cittadina
 Una sentenza che ha portato rabbia e delusione tra i familiari, esternata dal loro avvocato Proietti:«Mi ha chiamato il padre Walter - dice l'avvocato  -  commentando che a un suo amico a cui hanno ucciso un cane da caccia hanno liquidato 11 mila euro, la vita di mio figlio vale dunque meno di un cane da caccia». Una beffa a poche ore dall’anniversario dell’omicidio.
  Ultimo aggiornamento: 18:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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