Nel centenario del Pci
il ricordo commosso
di Alberto Provantini

Domenica 24 Gennaio 2021
Nel centenario del Pci il ricordo commosso di Alberto Provantini

Sono trascorsi sette anni dalla morte di Alberto Provantini. «L’urto del tempo non ci impedisce di sentire, tuttora vivo, il lascito di alta testimonianza politica e di valori umani di Alberto» – afferma Giacomo Porrazzini, già sindaco di Terni e parlamentare europeo. «Chissà cosa avrebbe saputo scrivere, in questi giorni, dei cento anni dalla fondazione del Pci. Il suo partito è stata la sua casa, la sua comunità di destini, la sua scuola di vita». Per Porrazzini, Alberto Provantini non era solo un uomo di partito: «Era, nondimeno, un protagonista attivo e partecipe della sua comunità ternana e di quella umbra. Uomo pubblico di una classe dirigente vera del “Cuore verde d’Italia”. Con le sue capacità, i suoi modi diretti di andare al cuore dei problemi, la sua empatia naturale, sempre venata di ironia, aveva saputo costruire una rete di relazioni che travalicava il suo campo d’appartenenza partitica. Vi era riuscito perché credeva alla centralità dei rapporti umani e per il prestigio e la credibilità che lo accompagnava quale dirigente politico, parlamentare della Repubblica, amministratore comunale, regionale, provinciale, giornalista, scrittore».

«Alberto amava Terni, conosceva a fondo protagonisti e problemi del suo apparato produttivo, ne sapeva tutelare storia ed attualità, nei cambiamenti più radicali e profondi che ci sono stati. Non posso dimenticare quando - ricorda Porrazzini - lui assessore regionale ed io sindaco, affrontammo, insieme, negli anni Ottanta, la lunga e difficile battaglia per salvare il futuro dell’Acciaieria».
«Dirigente politico e inventore».

L’ex sindaco si riferisce alla paternità di Umbria jazz e del campo internazionale di regate di Piediluco. «Un ragazzo del popolo che scopre la politica attraverso il Pci e diventa straordinario e moderno dirigente» - così lo descrive Giuseppe Vacca, politico, filosofo, storico. «Una vitalità dirompente, un acume politico affinato dal senso del valore degli altri», sottolinea Vacca. 
«Abbiamo camminato insieme - racconta Franco Giustinelli, l’amico fraterno, già senatore della Repubblica - nel 1964 siamo entrati in consiglio comunale (Con Ezio Ottaviani sindaco) poi in giunta. Lui va avanti, in Regione. Io lo raggiungo qualche anno dopo. E poi di nuovo insieme nella capitale, lui alla Camera dei Deputati ed io in Senato».

«Il ricordo nitido che ho di lui è in Transatlantico, Alberto nel centro ed una decina di parlamentari attorno. Non era più deputato, era vice presidente dell’Istituto Gramsci ma continuava a frequentare Montecitorio per assicurare il rinnovo del contributo dello Stato al Gramsci, oltre che per seguire la vita politica del Paese». 
E poi quella partita, allo stadio Liberati di Terni: la squadra degli amministratori (Provantini era il portiere della nazionale dei parlamentari) contro la nazionale dei cantanti, nel 1986. «Gianni Morandi ci fece neri» -  ammette Giustinelli.

Claudio Carnieri, già presidente dalla Regione Umbria, ripercorre il percorso politico insieme ad Alberto: «Proprio da lui ricevetti la tessera della Fgci nel 1961 e tornai a casa, a Villaggio Italia, con un grumo di sentimenti e di emozioni che mi dicevano di un nuovo impegno che si caricava sulla mia esistenza». 

«Ero un giovane del liceo classico ternano e nelle intenzioni di Alberto c’era l’idea di entrare in quella realtà studentesca così importante nei percorsi della borghesia ternana. Ero uno dei pochi figli di operai - ricorda Carnieri -  non più di una decina, tra oltre cinquecento studenti. Ero di quella nuova generazione delle “magliette a strisce” che, nel 1960, in città era scesa in lotta contro il Governo Tambroni, contro il connubio tra Dc e Msi in un grande movimento che da Genova, città medaglia d’oro della Resistenza, aveva già sollecitato manifestazioni enormi in tutta l’Italia, da Reggio Emilia a Roma, alla Sicilia. A Terni quel giorno vennero migliaia di carabinieri con le Autoblinde e anche, da Roma, con un Reparto a cavallo. Tenemmo la piazza del Popolo con l’impegno attento ed accorto di Alvaro Valsenti.  E poi di lì lo scorrere complesso degli anni Sessanta, l’antifascismo, la Marcia della Pace. Poi il regionalismo, la battaglia per lo sviluppo dell’Umbria, per la quale il contributo di Alberto è stato di straordinaria importanza nella regione e nel più ampio quadro nazionale. Fu sua quella definizione dell’Umbria “Cuore verde d’Italia”. Alle radici di questa nostra amicizia, oltre che nelle scelte di militanza politica, vi fu certo il rapporto stretto e fecondo con Pietro Ingrao, con quella straordinaria personalità della sinistra dei comunisti italiani che dal 1958 era venuto a guidare in Umbria le liste parlamentari del Pci e che chiudeva sempre a Terni la sua campagna elettorale. E fu ancora così quando Alberto Provantini nel 1983 venne eletto in Parlamento dove svolse enormi funzioni nella direzione della Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati». 

«E così ancora una nuova lunga stagione di eventi  -  aggiunge Carnieri -  di discussioni, talvolta anche difficili, sulla realtà di Terni e dell’Umbria ad alcune delle quali chiamammo più volte proprio Pietro Ingrao. Ancora insieme ci battemmo tra il 1989 e il 1991 contro lo scioglimento del Pci e anche sulle forme politiche che quella decisione assunse. Ecco. La nostra militanza fu attraversata da un’intensa passione di ricerca e da un’amicizia forte, da un impegno a costruire relazioni sociali più ricche per una comunità come quella comunista e poi del Pds-Ds, che aveva avuto le sue più profonde radici nella lotta partigiana contro il fascismo e nella vittoria repubblicana del 2 giugno 1946. E poi ancora nella Costituzione del 1948. La ricchezza della personalità di Alberto tuttavia non è stata solo nella immediatezza della lotta politica. Non a caso si è intrecciata con una intensissima attività di scrittura di volumi importanti sulla esperienza della sinistra umbra, nella direzione della rivista regionale “Cronache Umbre” e nella direzione, come vice presidente, dell’Istituto “A. Gramsci”. Ecco ancora quel rapporto tra politica e cultura di antica radice togliattiana che le nostre generazioni hanno sentito come essenziale». 

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