Il lockdown, l'anoressia e la maturità: la sfida di Maria Elena e Giorgia

Il lockdown, l'anoressia e la maturità: la sfida di Maria Elena e Giorgia
di Egle Priolo
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Lunedì 15 Marzo 2021, 08:30 - Ultimo aggiornamento: 12:06

PERUGIA - Riconoscere il problema, sfidare il proprio inferno e affrontarlo a testa alta. Con la paura sì - ché mica qui ci sono super eroi - ma la consapevolezza che «non c'è un medico che mi dia una medicina, perché la cura la devo trovare dentro di me».

Maria Elena e Giorgia hanno poco più di 18 anni, non si conoscono, ma hanno un percorso comune: hanno vissuto l'esordio dell'anoressia durante il primo lockdown, quando la solitudine ha amplificato un loro disagio, ma entrambe hanno avuto il coraggio di parlare e raccontare tutto ai propri genitori appena prima che quella vertigine diventasse una tensione verso il baratro.
Maria Elena sta preparando la maturità ed è già pronta per due mesi di Erasmus in Spagna. Eppure oggi – proprio nella decima Giornata nazionale contro i disturbi alimentari - sarà ricoverata nel centro specializzato di Todi per essere aiutata nel percorso a superare la patologia. «Nel 2014 – racconta - ho avuto problemi di obesità, mi sono messa a dieta con l'aiuto di una nutrizionista e durante il primo lockdown l'ho ripresa per non perdere i risultati ottenuti. Ho iniziato ad allenarmi anche due ore al giorno, poi ho diminuito i carboidrati, poi le proteine. Finché ho iniziato a mangiare solo verdura. Sono arrivata a pesare 57 chili e a ottobre ho avuto una ricaduta, mi vedevo grossa allo specchio e ho iniziato a indurmi il vomito. Lo scorso gennaio non dormivo più e allora ho chiamato il centro di Todi e ne ho parlato ai miei. Ho iniziato a essere seguita da nutrizionista e psicologa e sono due settimane che non vomito. Come ho preso la notizia del ricovero? Piango da 25 ore. Ma loro vogliono che il mio disturbo non abbia il sopravvento, vogliono che vada in Erasmus serena. E io non lo nego a me stessa, qualsiasi cosa pur di stare di nuovo bene. Mi hanno tolto la bilancia, che era la mia certezza, campavo con un numero, perché il disturbo alimentare non è il cibo, ma la mente che ti crea questi danni. Il disturbo è una vocina che ti chiede di fare le cose più impensabili, cose che non faresti mai». Maria Elena è un fiume in piena, non ha bisogno di domande. È consapevole della battaglia che sta affrontando ed è ammirevole come ne parli senza vergogna. La guarigione forse passa anche da qui. Perché il flusso di coscienza di Giorgia è identico: parla anche lei come se volesse liberarsi, lei che la bilancia la usava per pesare ogni alimento, tanto da farne un'ossessione. Anche per lei, una dieta da lockdown l'ha portata a perdere 14 chili. Tanti per un'atleta che, alla ripresa degli allenamenti a settembre, non reggeva più quei ritmi. «Il mio corpo chiedeva di più – spiega – e questo mi ha mandato fuori di testa. Mi sono indotta il vomito e lì ho capito che dovevo parlarne ai miei. Non se l'aspettavano, ho sempre camuffato molto i miei sentimenti e questo continuo reprimere da qualche parte doveva uscire. Anni fa ho visto come si era ridotta una mia amica per lo stesso problema e allora ho chiamato Todi. Mi stanno aiutando, mi confronto via Skype con nutrizionista e psicologa e ora so che la medicina la devo trovare dentro di me. Il periodo più difficile? Natale, non riuscivo a non perdere il controllo, magari mangiavo un po' di più e poi per punirmi non mangiavo per due giorni. È stato difficile, ero arrivata allo stremo, ma adesso mangio regolarmente, anche se le porzioni sono ancora ridotte. E se il primo lockdown ha influito molto sul mio disturbo, ora che sono chiusa in casa in isolamento con mia madre che ha il Covid, sono io che cucino anche per lei e il mio ragazzo, che mi è stato accanto e ha saputo ascoltarmi. Mi fa piacere, questa situazione è una spinta in più per cucinare la stessa cosa per tutti. Anche per me».

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