CORONAVIRUS

Il sarto che veste i perugini batte la crisi da Covid: «Grazie ai social nuovi clienti»

Domenica 21 Marzo 2021 di Cristiana Mapelli
Antonio Giulietti nella sua bottega di sartoria maschile a Perugia

PERUGIA - Riscoprire il “saper fare” ai tempi della crisi da coronavirus. Antonio Giulietti, sarto di 67 anni, nonostante la possibilità di andare in pensione, ha detto no e continua il lavoro nella sua bottega artigiana. 

Come mai?

«Per il momento – spiega - ancora non è arrivato il momento di abbassare la serranda della Bottega del Pantalone di sartoria maschile in via XX Settembre e che oramai da due generazioni ha vestito tantissimi perugini e non solo».

Quando ha inizio la tradizione sartoriale in famiglia?

«La storia della bottega inizia negli anni successivi alla seconda guerra quando Eugenio Giulietti, ma da tutti chiamato Mario, insieme alla moglie Elsa avviò la sua attività artigianale nel centro storico e vestì centinaia di uomini dai molti profili. Ai quei tempi il laboratorio sartoriale poteva contare fino a otto maestranze».

Quando ha iniziato a seguire le orme di famiglia?

«Nonostante abbia imparato sin da giovanissimo il “saper fare” sartoriale, fino agli anni Ottanta il mio lavoro principale era in fabbrica, come operaio. Quando la fabbrica ha iniziato a navigare in cattive acque ho cambiato vita e ho preso le redini della bottega di famiglia». 

Che cosa ha cambiato il Covid?

«Il 2020 e, in parte, anche già il 2021, ci hanno reso organi di cerimonie di quasi ogni tipo: matrimoni, battesimi, comunioni e cresime, diplomi e laurea e persino funerali. Occasioni che portano alla produzione e all’acquisto di un capo da cerimonia fatto su misura, specialmente in certi ambienti e che, purtroppo a causa del Covid, non ci sono state. Quanti sposi e testimoni ho vestito!»

Quindi un calo di fatturato importante?

«Meno entrate soprattutto a causa del lockdown che da marzo ci ha fatto chiudere l’attività per tre mesi. Tuttavia sono state proprio quelle lunghe settimane in casa a farmi decidere non solo di non andare in pensione, ma di dare una ventata di modernità al laboratorio e alla comunicazione del mio lavoro».

Come?

«Ho rinnovato i locali, commissionato a un professionista il nuovo logo della Bottega del Pantalone, creato i canali social. Devo ammettere che la scelta è stata quella giusta: ci sono stati dei benefici». 

Quali?

«Nonostante la mancanza di cerimonie, grazie al passaparola e i social ho raggiunto nuovi clienti anche da fuori città». 

Chi sono i suoi clienti?

«Ci sono gli appassionati che mi chiedono di fargli su misura alcuni modelli di alta moda utilizzando i tessuti e i colori che preferiscono e invece chi, nonostante metta o perda qualche chilo, non rinuncia ad un capo unico e una vestibilità perfetta. Nel quartiere, poi, sono da tanti anni un punto di riferimento».

 

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