Cresciuta qui (anche musicalmente)
Greta Panettieri torna a Perugia da
star: «Jazz in August è rivoluzione»

Domenica 9 Agosto 2020 di Michele Bellucci
PERUGIA - Jazz in August, la rassegna targata Uj in questa estate di timori e restrizioni, si è aperta venerdì con il concerto di un’artista particolarmente legata alla città. Greta Panettieri, vocalist che si è fatta strada negli ambienti jazz di New York prima di tornare in Patria ad esibirsi nei più rinomati Club e festival, ha vissuto molti anni nel capoluogo umbro, muovendo proprio qui i primi passi della sua carriera.

Greta Panettieri, com’è stato inaugurare il palco di Jazz in August?
La mattina ero abbastanza nervosa perché è anche grazie a Uj che ho mosso i primi passi nel jazz. Poi, appena sono salita sul palco per il soundcheck, mi sono sentita a casa, avvolta da un senso di pace e felicità. Questo concerto è stato un'esperienza davvero bella.

Come ha trovato Perugia?
È una città dove ho vissuto tanti anni, finché non mi sono trasferita a New York nel 2000. Era parecchio che non tornavo, nonostante i miei genitori vivano ancora qui. Ho percorso un po' di stradine familiari, ho rivisto la zona di piazza Grimana che ho trovato cambiata… diciamo che ho visto una città più viva di quanto la ricordassi, con tantissimi giovani in giro.

Invece tornare sul palco di Uj in questa rassegna così speciale?
Beh, essere in un cartellone simile è molto forte. Leggere il mio nome accanto a quello di Bollani, Rava, Paoli… mi ha reso felicissima.

Che ne pensa della scelta di chiamare solo artisti italiani?
Credo che in un momento così dedicato sia davvero significativo. Poter essere noi un conforto per il nostro Paese è appagante. Ho scelto di non parlare durante il concerto della situazione che abbiamo vissuto e stiamo vivendo; è una situazione particolare e delicata, ma almeno per un'oretta ho cercato di fare in modo che potessimo dimenticare questa cosa.

Jazz in August cosa ha rappresentato per lei?
Diciamo che dopo tanti anni di lavoro e di investimento psicofisico, che noi musicisti spesso facciamo dietro ai riflettori e ai successi, è uno splendido riconoscimento nonché una spinta in più per metterci tutto il cuore e l'impegno. Quella del musicista è una vita che non dà garanzie di alcun tipo.

Cosa ancor più drammaticamente vera dopo l’emergenza Covid…
Esatto. Sicuramente è stata una mazzata, sono stati mesi di grosse perdite. Per me che navigo nel limbo del jazz, quindi non ho interi staff di persone che mi seguono, perdere 15 concerti in 3 mesi e poi trovarsi in estate con una manciata di date... è un duro colpo. Tra l’altro alcune realtà che organizzavano concerti non sono sopravvissute, tanti gestori e promotori hanno chiuso i battenti.

Pensa che ora potrà cambiare qualcosa in tal senso?
Per fare una rivoluzione ci vuole una crisi, quindi mi auguro di sì. Spero che verrà riconosciuta la mancanza di tutele che abbiamo noi musicisti, per non parlare dei tecnici. © RIPRODUZIONE RISERVATA