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Sabato chiude anche Tele Galileo,
i giornalisti scendono in piazza:
«A Terni informazione distrutta»

Sabato chiude anche Tele Galileo, i giornalisti scendono in piazza: «A Terni informazione distrutta»
di Corso Viola di Campalto
2 Minuti di Lettura
Giovedì 18 Marzo 2021, 17:28 - Ultimo aggiornamento: 23:24

TERNI L’emozione dei giornalisti di Tele Galileo, che si spegnerà domani dopo oltre 30 anni di attività, Giorgio Brighi, Giorgio Ciaruffoli, Lorenzo Pulcioni e Alberto Francioli, si intensifica fino ad arrivare quasi alle lacrime dopo l’applauso di decine di colleghi ternani che ieri hanno dato vita a una manifestazione spontanea (non accade spesso) davanti a palazzo Spada, per testimoniare la loro solidarietà, ma anche per esprimere la delusione e la rabbia per una situazione che a Terni è diventata drammatica. Una manifestazione nata dopo un tam tam informale. Presente tutto il mondo dell’informazione ternano, almeno una cinquantina di operatori dell’informazione. Tutti insieme per raccontare la loro preoccupazione e la grave difficoltà della propria categoria, ma anche per coinvolgere nella discussione sul futuro dell’informazione locale la politica cittadina. A Terni, capoluogo di provincia, in questo momento storico tra crisi del mondo dell’editoria e pandemia rimane aperta solo una redazione, quella di Umbriaon. Chiusure che arrivano anche grazie alla centralizzazione a Perugia delle redazioni de La Nazione, del Corriere dell’Umbria e di TeleTerni. Ma anche di enti e associazioni con relativi addetti stampa. Dati drammatici, ma non inaspettati, che hanno portato a scendere in piazza i giornalisti per far riflettere e dare vita a iniziative di sensibilizzazione. All’incontro, insieme al vicesindaco con deleghe all’informazione e alla comunicazione Andrea Giuli, hanno partecipato infatti capigruppo e consiglieri dei gruppi consiliari in Comune di Forza Italia, Fratelli d’Italia, Gruppo Misto, M5s, Pd, Senso Civico, Terni Civica e Uniti per Terni. Ma anche una delegazione della Cisl. «La politica locale ha le armi spuntate,- ha detto Giuli- ma il problema è più ampio e attiene alla città intera e alla sua resistenza. Occorre che in questo percorso Terni sia unita». A parlare, a nome dei giornalisti presenti  è stato Stefano Cinaglia: «Da anni Terni vive un sofferenza nell’ambito dell’informazione che denunciamo da anni e su almeno tre livelli: il pluralismo democratico, l’occupazione, le condizioni di lavoro, non per niente è rimasta in vita una sola redazione e questo è il segno della crisi nera del settore, ormai la situazione a Terni è di gran lunga emergenziale e coinvolge l’intera comunità». Per Giorgio Ciaruffoli, uno dei volti storici di Tele Galileo, «Terni non avrà più alcun tipo di possibilità di essere rappresentata sulla piattaforma televisiva, ma noi vogliamo continuare ad essere la voce della città, lo faremo in modo diverso ma con la stessa passione».  Il più emozionato Giorgio Brighi, che  è stato uno dei fondatori della televisione nel 1989: «Con noi si chiude un’altra piazza aperta ai cittadini, piazza che deve riaprire il prima possibile» . 

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