«Fa male. È violenza, punto». La denuncia del diciottenne umiliato sui social. In Umbria uno studente su 4 vittima dei bulli

«Fa male. È violenza, punto». La denuncia del diciottenne umiliato sui social. In Umbria uno studente su 4 vittima dei bulli
di Egle Priolo
3 Minuti di Lettura
Sabato 15 Gennaio 2022, 11:50

PERUGIA - Diciotto anni. Ancora pochi rispetto a una vita, ma già pieni e pesanti. Vissuti col fardello appiccicato dagli occhi degli altri. Di essere quello diverso, quello strano. Quello da offendere e discriminare. E quando pensi che di quegli insulti hai fatto una corazza impermeabile, ecco che nel privato del tuo profilo social ti arriva un messaggio: «Sei un ricch... di m...».

Cinque parole come una pugnalata. Per un insulto che qualifica soprattutto chi lo scrive, ma fa male a chi lo riceve. Come Francesco, 18 anni e un'unica colpa: essere se stesso. Il nome è di fantasia, i bulli che lo prendono di mira sono invece fin troppo reali, ma come il suo coraggio nel denunciare tutto. «Credevo non facesse più male, credevo di averla superata dopo anni di discriminazione, odio gratuito e di sofferenza – racconta su Instagram a commento dello screenshot dell'ultimo insulto ricevuto -. Credevo di essere un ragazzo che aveva trasformato quei ricordi in cicatrici e che capisce che là fuori ci sono persone crudeli, bisogna solo resistere. Invece non è così». «Ho fatto finta di nulla troppe volte ed ho pianto troppe volte senza avere nessuna colpa – prosegue -. Pubblico questo screenshot (uno dei tanti), senza vergogna, non importa se così mi rendo vulnerabile o ridicolo, perché ripeto che non è una questione di forza, di lotta o resistenza. Fa male e basta. È una violenza e non è giusto». Francesco ricorda il «dolore che possono causare certe parole» e chiude con una preghiera che nessuno mai dovrebbe essere costretto a rivolgere al dio dei social che tutto amplifica: «Smettetela di fare del male gratuito a gente che non fa nulla di male nella vita se non amare ed essere se stessi senza dare fastidio a nessuno, vi prego».
Una testimonianza e una denuncia raccolte da Omphalos: «Non passa giorno senza una notizia di un insulto, una violenza, una discriminazione verso le persone Lgbti nel nostro paese – commenta Stefano Bucaioni, presidente dell’associazione lesbica, gay, bisessuale, trans e intersex umbra – e sappiamo che le denunce che ci arrivano sono solo una piccola percentuale di chi trova la forza e il coraggio di farlo. Siamo costrette a leggere messaggi accorati di ragazze e ragazzi che semplicemente non ce la fanno più». «Invece di far finta che tutto questo non esista – prosegue Bucaioni -, il Parlamento, la politica, la scuola, dovrebbero impegnarsi in azioni concrete per contrastare discriminazioni e violenze». E qui, la battaglia ritorna a farsi politica: «Chiediamo che il Parlamento torni subito a discutere del disegno di legge contro l’omolesbobitransfobia, affossato in Senato l’autunno scorso – conclude il presidente di Omphalos Lgbti – e chiediamo alla nostra Regione e ai nostri Comuni di riprendere in mano l’importante ricerca dell’Università degli studi di Perugia sul bullismo omofobico nelle scuole umbre, per costruirci finalmente azioni concrete di contrasto».
Il report, infatti, ha evidenziato uno scenario preoccupante sul versante del bullismo e in particolare del bullismo omofobico: è emerso come nelle scuole umbre circa uno studente su quattro sia vittima frequente di atti di prevaricazione. Tra offese, pettegolezzi, cyberbullismo, ma anche molestie fisiche e aggressioni, in una classe di 20 studenti, 4-5 sono vittime di atti di bullismo, mentre il 60-70 per cento degli studenti ha subìto qualche episodio di prevaricazione. Sul bullismo omofobico la situazione emerge chiara: circa 2 studenti su 10 vengono presi in giro per il loro orientamento sessuale (reale o presunto), la maggior parte sono ragazzi. Che chiedono solo di smettere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA