Long Covid, cos'è e come riconoscere i sintomi. «Creati appositi ambulatori per gli ex positivi al virus»

Long Covid, cos'è e come riconoscere i sintomi. «Creati appositi ambulatori per gli ex positivi al virus»
di Fabio Nucci
4 Minuti di Lettura
Sabato 4 Settembre 2021, 09:44 - Ultimo aggiornamento: 10:09

PERUGIA Pazienti colpiti da SarsCov2 e guariti ma che a distanza di tempo dal tampone negativo continuano a manifestare sintomi e malessere legati al virus. Un fenomeno chiamato “Long Covid” che interessa circa il 15-20% delle persone contagiate, in Umbria potenzialmente circa 10mila assistiti. Ne soffrono non solo over 65 e persone che hanno presentato sintomi gravi, ma anche giovani e paucisintomatici. Per loro sono stati creati ambulatori ad hoc anche in Umbria, a Perugia, Terni, Foligno già operativi, in via di attivazione a Pantalla, grazie anche all’impegno del dottor Ugo Paliani, direttore di Medicina interna e medicina Covid-19 all’ospedale Media Valle del Tevere. Mal di testa, stanchezza, perdita di concentrazione, alcuni dei sintomi più frequenti.
 

Dottor Paliani, che cosa si intende per "Long Covid"?
«È un’espressione anglosassone che la rivista internazionale British Medical Journal ci dice essere stata coniata per la prima volta nel maggio 2020 come hashtag Twitter da parte di una dottoressa italiana per descrivere alcuni sintomi persistenti in pazienti guariti. Lo stesso mese un gruppo di ricercatori e accademici colpiti da Covid-19 hanno creato l’associazione no profit “Patient-Led Research Collaborative” pubblicando il primo report al mondo sul Long-Covid. Espressione che, quindi, fa riferimento a quei pazienti che avendo superato la fase acuta e ottenuto il tampone negativo, sono da considerarsi guariti, ma ciononostante – a distanza di settimane o mesi - continuano ad avere sintomi».
 

Quali pazienti colpisce?
«L’Istituto Superiore di Sanità (Iss) un mese fa ci ha detto che sono circa un 15-20% del totale dei pazienti colpiti da Covid-19 e pertanto si stima che almeno 600mila italiani abbiano sofferto o soffrano di questa sindrome post-virale, che colpisce non solo ospedalizzati e pazienti con più di 65 anni pluricomorbidi o fragili che hanno presentato il quadro clinico più grave, ma altresì i non ospedalizzati rimasti a domicilio con più blanda sintomatologia, compresi molti giovani e, seppur molto più raramente, anche i bambini».
 

Quali sono i disturbi più frequenti?
«Due settimane fa la raccolta di studi più ampia sinora effettuata in letteratura scientifica sui sintomi post-covid ne ha segnalati fino ad un totale di 55 ma i 5 sintomi più comuni sono risultati: la stanchezza, il mal di testa, la “mente annebbiata” cioè un declino della concentrazione-memoria-velocità di pensiero, l’affanno per modesti sforzi, la perdita di capelli. Tali sintomi impattano negativamente sull’attività lavorativa, sulla socialità ed in definitiva sulla qualità della vita dei pazienti colpiti».
 

Come si sta affrontando tale fenomeno?
«Si stanno creando e si sono creati de facto in tutta Italia ambulatori denominati “Long-Covid o Post-Covid” presenti anche in Umbria (a Perugia, Terni, Foligno e “ongoing” a Pantalla) ove generalmente internisti ed un’equipe multidisciplinare visitano e sottopongono i pazienti a variegati test (polmonari, cardiologici, nefrologici, radiologici, fisiatrici, neurologici, psicologici, otorinolaringoiatrici) volti da una parte a valutare l’entità degli strascichi della malattia e dall’altra ad offrire successivamente le armi più idonee per poterli calmierare».
 

Come si è tradotta questa emergenza all’ospedale di Pantalla?
«Da marzo 2020 a giugno 2021, l’ospedale ha ospitato quasi mille pazienti Covid umbri, grazie ad un’equipe multidisciplinare autoctona e di altri ospedali della Usl 1 costituita da internisti, infettivologi, pneumologi, intensivisti, cardiologi, fisioterapisti e nefrologi. Abbiamo ricevuto pazienti acuti e subacuti soprattutto ricoverati in altri nosocomi come Perugia, Terni, Città di Castello, Foligno ed in parte direttamente da domicilio a seguito della valutazione di medici curanti e soprattutto dalle Usca.

In tempi non sospetti, si è subito mostrato contrario a certe cure anti-Covid…
«Su riviste scientifiche e mass media ho portato avanti numerose “battaglie” in ambito terapeutico contro l’utilizzo di idrossiclorochina, integratori, plasma iperimmune, vitamine. Battaglie rivelatesi poi giuste secondo la letteratura scientifica internazionale. Le linee guida internazionali più prestigiose dicono che tali farmaci sono risultati inutili e in alcuni casi potenzialmente pericolosi».

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA