Città di Castello, piantagione di cannabis scoperta dai carabinieri con l'elicottero

La piantagione scoperta alle porte di Città di Castello
di Walter Rondoni
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Sabato 3 Settembre 2022, 10:08

L'avvistamento dal cielo ha messo in azione le pattuglie a terra. Durante un sorvolo di monitoraggio del territorio l'occhio lungo dell'equipaggio del 13° Nucleo Elicotteri di Rieti ha notato una piantagione sospetta su un campo a nord del centro abitato di Città di Castello. Da lì è partito l'input al Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia carabinieri tifernate per un controllo più approfondito. Giunti sul posto, i militari hanno contato ben 193 arbusti, alti dai 70 ai 100 centimetri, di cannabis sativa, alcuni dei quali con infiorescenze, sul terreno di proprietà di un'italiana di 58 anni. A quel punto hanno esteso i controlli alla vicina casa colonica, appartenente alla stessa persona, che è risultata il magazzino di 32 buste di cellophane contenenti oltre 14 chili di marijuana già essiccata e pronta per essere commercializzata. Di fronte alle contestazioni degli investigatori la donna, coltivatrice diretta, ha esibito una recente comunicazione circa l'avvio della coltura di cannabis indiana ad uso industriale. Però non è stata in grado di esibire o documentare alcun contatto o rapporto commerciale con potenziali acquirenti tanto da rendere plausibile l'ipotesi che la sostanza fosse destinata ad impieghi diversi da quelli previsti dalla normativa per la promozione della produzione e della filiera agroindustriale della canapa. Di qui il deferimento in libertà della 58enne sulla base del Testo unico sugli stupefacenti, ipotizzando produzione, traffico e detenzione illeciti. Sono pesanti le conseguenze per «chiunque senza l'autorizzazione (…) coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo sostanze stupefacenti o psicotrope». Nelle prossime settimane risulteranno dirimenti gli esami di laboratorio, dai quali sarà possibile verificare se la concentrazione di Thc (di tetraidrocannabinolo, il principio attivo della cannabis) presente nell'”erba” sequestrata è nei limiti previsti dalla normativa. Marijuana era nascosta in un ricovero per cani abbandonati, nella sede di un'associazione animalista realizzata nella campagna tifernate verso la Toscana. Durante il sopralluogo era saltata fuori una serra per la coltivazione di cannabis di diverse tipologie, attrezzata di tutto punto e funzionante da tempo. Le piante, cresciute in grossi vasi, venivano poi essiccate e vendute. Gli inquirenti recuperarono un chilo e mezzo di foglie pronte per l'essiccazione e 50 grammi di “fumo” per lo smercio. Sequestrarono anche materiale specifico per la coltivazione, lampade alogene, stufette, ventilatori, deumidificatori, materiale per il taglio delle confezioni. Ancora prima, tra Umbertide e Gubbio, venne smantellata un'area coltivata, provvista perfino di impianto di irrigazione, in grado di produrre centinaia di dosi da destinare al mercato dello spaccio.

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