Banche, commissariamento Bps
la giustizia del tempo perso

Banche, commissariamento Bps la giustizia del tempo perso
di Italo Carmignani
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Martedì 17 Febbraio 2015, 17:56 - Ultimo aggiornamento: 17:58

La sentenza del Consiglio di Stato con cui si annulla il (fu) commissariamento della Banca Popolare di Spoleto deciso dal Ministero (su indicazione di Bankitalia) è un altro capolavoro di tempistica giudiziaria.

Nonostante sia un pronunciamento clamoroso, non avrà effetti per lo status attuale della banca, ma riuscirà a far male a chi il commissariamento l’ha voluto e a far ricadere il dolore sui contribuenti. Chiuse le porte dell'emergenza, la Bps ha ormai una nuova solida governance affidata al Banco di Desio. Quindi la tardiva sentenza di annullamento della nomina dei commissari non produrrà alcun effetto su atti già conclusi. Il Banco Desio ha comunicato subito il suo ottimo status (crescita oltre 20 per cento) esprimendo tranquillità rispetto alla proprietà Bps. Dove invece la sentenza potrebbe avere effetti significativi è sul piano risarcitorio. I commissari di Bankitalia hanno intentato una causa nei confronti dei vecchi amministratori di Bps per circa 30 milioni. Un contenzioso ora destinato a fermarsi per un difetto di legittimazione: i commissari non potevano fare causa ai vecchi proprietari perché secondo il Consiglio di Stato non dovevano neanche esistere. Non solo. Ai vecchi proprietari il commissariamento ha impedito lo svolgimento di un’assemblea in cui parlare di ricapitalizzazione per fermare il declino della Bps. Questa mancata possibilità di restare proprietari della banca offre un ottimo scivolo a richieste di risarcimento milionarie da far pagare allo Stato, quindi ai contribuenti. I giudici hanno rimproverato il Ministero di essere stato frettoloso a decidere il commissariamento. Certo, alla giustizia può essere invece mossa ogni accusa. Meno di essere precipitosa.

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