A processo per peculato
l'ex numero uno di Atc Perugia

Giovedì 10 Ottobre 2019 di Enzo Beretta
Rinviato a giudizio con l’accusa di peculato l’ex presidente di Atc Perugia 1 Quartilio Ciofini. Per lui il processo inizierà il 16 novembre 2021. Inizialmente l’imputato veniva ritenuto responsabile anche dei reati di truffa e abuso d’ufficio ma quelle ipotesi sono state archiviate. I fatti per i quali Ciofini dovrà difendersi sono avvenuti tra il 2008 e il 2012. Tra le contestazioni mosse all’ex numero uno dell’Ambito territoriale di caccia il peculato poiché avrebbe utilizzato per «finalità» diverse da quelle previste «ingenti somme di denaro stanziate dalla Provincia per la gestione delle zone di ripopolamento e caccia».

Quali? «Regalie e omaggi per eventi matrimoniali» (tra cui un televisore Sony da 40 pollici, un set da cucina e una quota alla liste nozze), «spese di ristorazione» oppure «relative a generi alimentari e di consumo» (pasti in locali di Perugia, Ponte San Giovanni, Magione, Bosco e Città di Castello comprovati da ricevute e scontrini, 64 chili di salami e carni, 15 quintali di frutta, 80 chili di cocomeri e meloni più dolci e porchetta). Restano dunque in piedi le ipotesi di peculato relative a presunte attività di storno di somme per finalità diverse da quelle istituzionali. Sulle liquidazioni per i compensi chilometrici delle trasferte, invece, autorizzate da Ciofini per il suo ex vicepresidente e degli altri componenti del comitato di gestione, il pubblico ministero ha formulato richiesta di archiviazione. Nei confronti di Ciofini sono dunque cadute alcune contestazioni tranne le due ipotesi di peculato per le quali il giudice per l’udienza preliminare Valerio D’Andria ha firmato il decreto che dispone il giudizio. Secondo quanto si apprende in ambienti difensivi - Ciofini è assistito dagli avvocati Nicola di Mario e Michele Nannarone - l’imputato non si è autoattribuito le trasferte ma gli sono state riconosciute poiché relative allo svolgimento dell’attività dell’Atc. I legali hanno depositato ieri mattina una memoria alla cancelleria del gip dopo quella inoltrata alla ricezione dell’avviso di conclusione indagini preliminari.

Inizialmente a Ciofini veniva contestato anche il reato di truffa e di abuso d’ufficio - veniva accusato di aver trasmesso alla Provincia fogli di viaggio e altri documenti consentendo alle guardie giurate volontarie di «ottenere un indebito rimborso chilometrico nella misura fissa di 25 euro per ogni servizio svolto a prescindere dalla distanza effettivamente percorsa» - ma da questa contestazione ne esce pulito essendo intervenuta una richiesta di archiviazione con successivo accoglimento della domanda. Il capitolo dei rimborsi chilometrici è dunque chiuso con un’archiviazione e, conseguentemente, è venuta meno anche l’esistenza dell’«ingiusto profitto» quantificato in 744 mila euro. La contestazione successiva, infatti, è cambiata. La Procura, che ha coordinato le indagini della guardia di finanza, contestava, inoltre, a proposito di un viaggio in Romania, «volo, pernottamenti e consumazioni non necessari ai fini istituzionali dell’ente» ma la difesa spiega di aver dimostrato che si trattava di spese giustificate dall’importazione di starne e lepri verso l’Italia per poi essere liberate negli ambiti di ripopolamento. Resta però in piedi l’accusa di peculato d’ufficio per l’acquisto di salami e altri generi alimentari che, secondo i legali, erano destinate ai partecipanti a determinati eventi ossia cene dopo le gare cinofile.
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