Sanremo 2021, Linus: facciamolo in uno studio tv a Roma, Fiorello ha bisogno del pubblico

Sanremo 2021, Linus: facciamolo in uno studio tv a Roma, Fiorello ha bisogno del pubblico
di Mattia Marzi
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Sabato 30 Gennaio 2021, 10:40 - Ultimo aggiornamento: 16:20

Su Sanremo 2021 scatta un momentaneo cessate il fuoco. Dopo le minacce e gli ultimatum che ieri l'altro hanno rimesso in dubbio la fattibilità del Festival, tra gli interventi delle istituzioni (no alla presenza di spettatori all'Ariston, paganti o figuranti che siano, la presa di posizione via Twitter del Ministro per i beni e le attività culturali Dario Franceschini), i veti di Amadeus (abbandonerà la kermesse qualora passasse la linea di un Festival a porte chiuse, senza nemmeno i 380 figuranti previsti) e la decisione della Rai di affidare al Cts la decisione se confermare o meno l'evento dal 2 al 6 marzo (il presidente dell'Iss Brusaferro fa sapere che il Cts sta istruendo una pratica sulla presenza del pubblico: il responso arriverà la prossima settimana), i protagonisti della polemica scelgono il silenzio o si limitano a lanciare frecciatine (come Amadeus, che su Instagram condivide un aforisma attribuito ad Aristotele: «L'ignorante afferma, il colto dubita, il saggio pensa»).


Il Festival continua però a far discutere. Sia in Rai, dove monta il fastidio dei consiglieri nei confronti del conduttore e dove si elaborano già strategie alternative, come il rinvio ad aprile o maggio (non piace alla città). Sia fuori, con i discografici che chiedono sicurezza per gli artisti, i legali che analizzano il regolamento (e se un artista contrae il virus al Festival?), il Codacons che minaccia azioni contro Amadeus e Rai. E in serata c'è anche una mezza baruffa per un vecchio questionario per figuranti ballerini in cui si chiedeva peso e taglia di reggiseno. Il tema è di tendenza anche sui social. Dove c'è anche chi dà suggerimenti al conduttore. Al telefono interviene anche Linus, amico da anni di Amadeus e Fiorello (lavorarono insieme a Radio Deejay tra gli Anni 80 e 90): «Perché non lo fanno direttamente in studio, a Roma, con tutte le certezze di un vero programma? Sarebbe una scelta all'insegna della responsabilità».


È contrario all'idea di un Sanremo con spettatori in sala?
«Comprendo le riflessioni di Amadeus: un Festival senza pubblico non è il Festival. Ma temo che anche con la presenza di qualche figurante le cose non cambieranno».

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A cosa si riferisce?
«Il tradizionale clima sanremese, fatto di spensieratezza e di divertimento, sarà un lontano ricordo. Con la città blindata l'atmosfera sarà inevitabilmente diversa. Il Festival è già di per sé un elefante in una Cinquecento. Quest'anno la Cinquecento è diventata un'Ape Piaggio. Niente assembramenti di fan fuori dagli hotel e dai ristoranti, niente eventi e feste. Tanto vale smetterla di inseguire qualcosa di impraticabile, evitare queste brutte polemiche e puntare su una soluzione che non scontenti nessuno, portando il Festival in uno studio a Roma».


Però forse è tardi per un'inversione di rotta, no?
«Neanche troppo. Anche perché temo che arrivati a questo punto le istituzioni non faranno marcia indietro. Non vedo chissà quali soluzioni alternative per Amadeus, al di là di un'eventuale riapertura di cinema e teatri che però passerebbe per un contentino...».


Ma fuori da Sanremo non sarebbe il Festival di Sanremo...
«L'impegno con la città potrebbe essere onorato in maniera diversa. Non saprei. Anche per la città un passo indietro sarebbe un segno di responsabilità».


Perché secondo lei Amadeus vuole evitare una platea vuota?
«Sarebbe triste. Penso anche al mio amico Fiorello: ha bisogno del pubblico per dare il meglio di sé. Senza si disinnesca tanto».


Li ha sentiti?
«No, meglio non disturbare in momenti del genere. So che sono molto amareggiati. Ama, non te la prendere così tanto».


Al suo posto cosa avrebbe fatto?
«Avrei cercato una soluzione più morbida, senza cercare lo scontro. L'errore, se posso permettermi, è stato un altro».


Quale?
«Pensare sin da subito di poter fare il Festival a Sanremo. In questo periodo segnato dalla precarietà le cose possono precipitare da un momento all'altro. Bisogna essere previdenti».

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