Bambino Gesù, trapianto record
Cuore artificiale a bimbo di 16 mesi

(Archivio Ansa)
di Raffaella Troili
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ROMA - Cinque monete da un centesimo. Soppesatele, stringetele forte: corrispondono al peso di un cuore trapiantato su un bimbo di sedici mesi, che da quando aveva 30 giorni in cura presso il Bambino Ges, qui è stato salvato, qui è considerato la mascotte. Nel suo corpicino è stato impiantato per 13 giorni un micro cuore artificiale, lungo appena 5 centimetri e largo 1, mai utilizzato in precedenza sugli esseri umani e arrivato dagli Stati Uniti grazie ad un permesso speciale della Food and drug Administration e all'autorizzazione del ministero della Salute. Era in gravi condizioni, non sarebbe sopravvissuto in attesa del trapianto di cuore, che è poi avvenuto un mese fa. Da New York a Roma in tre giorni, con i medici a lottare contro il tempo.



L’intervento - a marzo - è durato otto ore. Un record mondiale - spiegano con orgoglio dal Bambino Gesù - considerato che si tratta del più piccolo cuore artificiale mai impiantato su un essere umano, nonostante che il dispositivo sia ancora in fase di sperimentazione nell'ambito di un programma di ricerca americano del National Institutes health.



«L'operazione era di estrema complessità ma attualmente, a 2 mesi dall'intervento, il bambino, successivamente sottoposto a trapianto cardiaco, sta bene e gode di ottima salute», spiega Antonio Amodeo, responsabile di unità di progetto assistenza meccanica del Bambino Gesù. «Il piccolo cuore artificiale che ha il peso di 5 monete da un centesimo ed è composto da una pompa al titanio di 11 grammi capace di sostenere una portata fino a 1,5 litri di sangue al minuto, è stato applicato in urgenza sul piccolo, affetto da miocardiopatia dilatativa con una grave infezione del sistema di assistenza ventricolare precedentemente impiantato».



«Il bambino - aggiunge ancora Antonio Amodeo - aveva un'infezione che è avanzata attraverso le cannule fino al torace. Un tipo di complicanza purtroppo infausta. E dunque a quel punto l'unica soluzione era quella di rimuovere il cuore artificiale infetto, con tutte le cannule e di intervenire immediatamente utilizzando questo prototipo sperimentale».



Il dispositivo impiantato è rimasto in funzione per 13 giorni; il tempo necessario per eliminare l'infezione e attendere un trapianto di cuore compatibile da donatore. Il bambino, originario del Lazio, sta bene. La sua mamma - che anche un’altra figlia - da sedici mesi è con lui, nell’ospedale pediatrico. L'ospedale Bambino Gesù vanta la più alta percentuale nazionale di trapianti di rene da vivente (40 per cento contro il 10 per cento circa nel Paese), è l'unico centro d'Europa che ha un'offerta trapiantologica a 360 gradi e una capacità innovativa che l'ha portato a impiantare, per la prima volta al mondo, un cuore artificiale permanente in un ragazzo.

«La possibilità per un medico di esprimersi anche nelle forme di frontiera è fondamentale per ottenere risultati buoni» ancora Amodeo. Un successo che in vista della Giornata nazionale per la donazione di organi, il Bambino Gesù ha voluto divulgare con una conferenza, presenti Giuseppe Profiti, presidente del Bambino Gesù, Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro Nazionale Trapianti, Franco Locatelli, direttore del Dipartimento di Onco-ematologia pediatrica del Bambino Gesù e Antonio Amodeo, responsabile Unità di progetto Assistenza meccanica del Bambino Gesù. Il centro trapianti del Bambin Gesù è «un centro di assoluta eccellenza europea, che coniuga l'attività trapiantologica per tutti gli organi ad un impegno etico, di servizio e di grandissima professionalità», le parole di Nanni Costa.



«Considerando che più il bambino è piccolo più sono rilevanti le difficoltà di trovare un donatore adeguato, - ha aggiuntoo Locatelli - l'organo artificiale assume un'importanza strategica poiché spesso rappresenta la sola possibilità di sopravvivenza». Per il direttore del dipartimento di Oncoematologia pediatrica «pochi dubbi che il trapianto di organo o cellule rappresenti una vera e propria rivoluzione della moderna medicina che ha largamente modificato la storia naturale di molte patologie pediatriche, congenite o acquisite, regalando prospettive di normale sopravvivenza a bambini altrimenti condannati a breve vita».
Martedì 22 Maggio 2012, 11:23 - Ultimo aggiornamento: 15:45
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