Roma, Petrachi barcolla: duro sfogo del ds tra accuse e gaffe

Giovedì 13 Febbraio 2020 di Alessandro Angeloni
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Gianluca Petrachi attacca, sbatte i pugni, ma si fa male. Spara nel mucchio (sui giornali, che “controlla” ma non legge) e sostiene in maniera non elegantissima di essere venuto a Roma per «riparare gli errori del recente passato» (Monchi, per la cronaca, ha raggiunto almeno una semifinale di Champions e un terzo posto). Gli errori li commettono tutti. Ma lui no, stando a ciò che dice. Usa un linguaggio, diciamo così, da campo, non è il tipo che cita Dante o Kerouac, inciampa spesso nella parola «cazzata» e parla di «calunnie» e «falsità» sul suo conto. Di falso alla fine c’è poco. Ad esempio: scrivere che Petrachi avrebbe rischiato una squalifica, significa calunniare? No. Raccontare della sua irruzione nello spogliatoio è falsità? No. Lo hanno ammesso i Fonseca e poi lui stesso, rivendicando il diritto di poter entrare nello spogliatoio quando vuole, anche se Fonseca ha fatto capire di non gradire. 
RIVOLUZIONE
Petrachi difende il suo lavoro, quello del ds “rivoluzionario” e fa capire come non ci sia grande disponibilità economica. «La Roma ha fatto una vera e propria rivoluzione, molti dimenticano che abbiamo fatto uscire venti giocatori e ne abbiamo presi quattordici. Voglio ricordare che la Roma non compra gente da settanta milioni, ma con quelli ne abbiamo presi sette. Per un progetto del genere ho chiesto pazienza». Pazienza sì, ci mancherebbe. Ma i conti - sulla compravendita - a volte non tornano: Spinazzola (29,5 milioni), Diawara (21), Pau Lopez (23,5), Veretout (17+2 di bonus), Cetin (3), Mancini (15 +8 di bonus) sono costati - diluiti nel tempo - 119 milioni. Senza contare i bonus legati a Pau Lopez e i prestiti onerosi di Smalling e Kalinic. Petrachi, sempre a proposito di soldi, parla della futura società, riferendosi a un closing in atto. E qui scatta la gaffe. «Non arriva mica Paperon de Paperoni e compra chissà chi...». Il povero Fredkin ringrazia (ri)sentito, così come i tifosi, che possono serenamente perdere le speranze e buttare a mare i sogni di gloria. «Il progetto è partito sei mesi fa e non si modifica con il cambio societario. Il mercato di gennaio ha avuto delle criticità. Questa squadra deve solo ritrovare l’umiltà. Non siamo lontani anni luce dalla Champions». 
OMBRE 
Ne ha anche per Dzeko. «Ho letto che sono stato bacchettato da Edin perché vuole qualità. Lui fa il calciatore ed è intelligente, non si sarebbe mai permesso di farlo. Se deve fare qualcosa lo fa nello spogliatoio, con i ragazzini, visto che è anche il capitano e leader». 1) Dzeko è libero di dare un giudizio tecnico senza dover bacchettare qualcuno in particolare. Dire che manchi qualità è una sua opinione, perché sentirsi così colpiti? 2) Per quanto ci riguarda abbiamo riferito come il ds abbia bacchettato Dzeko, come ha fatto in conferenza lui, ieri. Il dirigente della Roma si sente sotto osservazione, come normale che sia, le voci su Paratici infastidiscono. A Trigoria si guardano intorno, sono tutti sotto osservazione, compreso il ds. I tre ragazzi vicino a lui, Perez, Villar e Ibanez («Sabatini è stato irrispettoso») sono figli del secondo mercato furbo, sperando sia più redditizio di quello estivo. Loro giovani di belle speranze, questo sì. Ma uno di loro il giorno della presentazione viene bacchettato. «Ho detto a Perez, dopo Sassuolo, che il suo atteggiamento non mi era piaciuto, vorrei che ci mettesse l’anima: anche se sei mediocre, a Roma ti apprezzano per l’impegno. Oggi la Roma la sento mia, anche se qualcuno vuole già tagliarmi la testa sul patibolo». E non siamo noi. Non siamo noi che abbiamo pensato a Paratici. 



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