Mihajlovic parla dopo la malattia e il trapianto: «Mesi difficili, mi mi sono rotto di piangere»

Venerdì 29 Novembre 2019 di Emilio Buttaro
Bologna, Mihajlovic parla dopo la malattia e il trapianto: «Sono stati mesi difficili, ho conosciuto persone straordinarie». A sorpresa presente anche la squadra

Sinisa Mihajlovic dopo la malattia e il trapianto di midollo incontra i cronisti per raccontare i 4 mesi più duri della sua vita. E c'è anche una sorpresa per lui: entrano nella sala stampa del Dall'Ara a Bologna in cui è appena iniziata la conferenza stampa anche i giocatori. «Non dovevate essere in campo?», li accoglie con ironia Sinisa: «Fanno di tutto per non allenarsi». Al tecnico il saluto del capitano Blerim Džemaili a nome di tutti i rossoblu.

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Commosso, ma sempre in grado di mostrare la sua forza caratteriale, affiancato dall'ad del Bologna, Fenucci, e dai medici che lo hanno curato, Mihajlovic ha ringraziato tutti a cominciare dalla moglie: «In questi quattro mesi difficili ho conosciuto medici straordinari, infermieri che mi hanno curato, sopportato e supportato. So che ho un carattere forte, anche difficile». Così Sinisa Mihajlovic, ha esordito in conferenza stampa al Dall'Ara, fermandosi più volte per la commozione. «Chi meglio di loro - ha aggiunto facendo i nomi - può capire quanto sia difficile fisicamente e psicologicamente affrontare una cosa del genere. Voglio ringraziare tutti di cuore. Ho capito subito che ero nelle mani giuste».

«In questi 4 mesi ho pianto e non ho più le lacrime. Mi sono rotto le palle di piangere». Lo ha detto l'allenatore del Bologna Sinisa Mihajlovic, durante la conferenza stampa allo stadio Dall'Ara di Bologna, dopo che il primario di Ematologia, Michele Cavo, aveva detto che «le lacrime sono catartiche», commentando il momento di commozione che aveva appena avuto il tecnico.

Il professor Cavo ha spiegato: «Per noi il cerchio ancora non si è chiuso, abbiamo ancora bisogno di tempo per capire la risposta finale ottenuta, per cercare di monitorare Sinisa e le possibili complicanze. Ma siamo felici di averlo restituito in questa ottima forma a tutta la comunità. Da non tifoso di calcio ho visto però un affetto trasversale che gli ha dato forza permettendogli di vedere sempre le cose in positivo e fidandosi  ciecamente di noi, anche quando i no gli stavano stretti si è adeguato».
 

Più che confortanti anche le parole della dottoressa Francesca Bonifazi: «C'è stato l'attecchimento del midollo osseo, un primo passo fondamentale senza il quale gli altri passi non possono succedersi. E c'è assenza di complicanze, che non è poco. Le condizioni sono soddisfacenti, il decorso post-operatorio è regolare ma occorre cautela. I primi 100 giorni sono i più delicati, il sistema immunitario è ancora molto fragile. Il ritorno alla vita normale avverrà gradualmente in funzione di tanti fattori, valuteremo di volta in volta la possibilità che Sinisa possa essere presente .Il bollino del guarito si può dare dopo cinque anni ma già dopo due il rischio di recidiva è minimo».

Sinisa ha poi parlato da allenatore del Bologna: «Sapevo che con questa malattia avrei condizionato la squadra, la classifica, le partite giocate ma non volevo che ciò diventasse una scusa. Loro lo sanno quanto  gli voglio bene ma sicuramente mi sarei aspettato di più. Ho cercato sempre di essere presente, tutti i gironi ho fatto sacrifici per arrivare a questo obiettivo e speravo di vedere in campo tutti questi sacrifici ma purtroppo così non è stato e questo mi dispiace. Sono incazzato per i risultati per il gioco, ora bisogna dare il 200% e chi non lo fa avrà problemi con me».

Ibrahimovic in rossoblu: «Ci siamo parlati il mese scorso, ci siamo sentiti una decina di giorni fa. Vediamo quello che succede. Se viene a Bologna lo farà per l’amicizia che ci lega ma sappiamo che si sono altre soluzioni. Adesso è tutto in stand by».

Un pensiero anche per il ct Mancini: «Non ci parlavamo da 4 anni per una cosa nostra ed è stato lui a parlarmi e a venirmi a trovare. Sono molto contento che abbiamo rimesso a posto la nostra amicizia. Con questa malattia ho riallacciato tutte le amicizie e ripreso a a parlare con persone con cui non parlavo da quattro o cinque anni».

Sulla possibilità di ricevere la Panchina d’Oro:  «Accetterei questo premio solo per quello che ho fatto con Bologna l’anno scorso non perché sono malato.  Quando sono uscito dall’ospedale mia moglie ha postato una foto con una frase ‘Più bella cosa non c’è'  di un amico, Eros Ramazzotti. Era molto adatta ma oggi ne voglio usare un’altra, stavolta di Vasco  ‘Io sono ancora qua’»

 «Ti abbiamo deluso, ma cercheremo di renderti di nuovo contento», spiega per tutti capitan Dzemaili. Proprio di delusione calcistica parla ancora erà Mihajlovic più avanti, anzi userà parole più forti: «Sono incazzato nero con i ragazzi per le prestazioni. Tutti a dire che dovevano fare le cose per me, ma i fatti non li ho visti. Li capisco, questa era una situazione complicata anche per loro. Ma ora si torna a fare le cose come le dico io, i ragazzi saranno liberi solo di fare le cose che dico io, dando il 200 per cento». 

«Andare allo stadio, guardare gli allenamenti via video, mi ha fatto sentire vivo. Ho imparato ad apprezzare cose che sembrano scontate, come una boccata d'aria, dopo quattro mesi chiuso in una stanza di ospedale. E ai malati dico: non perdete la voglia di vivere. Questa esperienza mi ha reso più riflessivo, ma non smetterò di incazzarmi per questo». Perché Sinisa vuole riprendersi la propria vita, a cominciare dal Bologna. Nella consapevolezza della propria umanità: «Non sono un eroe», ripete.  

 

Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 08:46


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